Il 9 gennaio di quarant’anni fa moriva Michel de Certeau (1925-1986), prete gesuita, storico della mistica del XVII secolo, filosofo ed esperto di psicanalisi. Il gesuita savoiardo fu uno dei discepoli prediletti di Henri de Lubac. Tra gli architravi portanti dalla sua «erranza dei saperi», come direbbe Elmar Salmann, fu proprio lo studio della mistica con al centro personaggi “irregolari” e, gesuiti come lui, come Pierre Favre (1506-1546), canonizzato da papa Francesco nel 2013 e l’esorcista Jean Joseph Surin (1600-1665).
L’opera di questo gesuita – come spesso ha sottolineato Christoph Theobald – è vastissima e ben note sono le sue evoluzioni. E un libro dal titolo evocativo Gesti del desiderio. Mistica e preghiera a partire da Michel de Certeau (Queriniana, pagine 448, euro 35,00) scritto dalla giovane teologa, classe 1991, Isabella Bruckner ripropone la grandezza di questo pensatore. Fulcro di questa pubblicazione è mettere al centro il topos della preghiera alla luce dell’elaborazione psicoanalitica di uno dei maestri di De Certeau: Jacques Lacan.
Dentro queste pagine figurano e campeggiano i tanti protagonisti del capolavoro di De Certeau Fabula Mistica: da Giovanni della Croce a Teresa d’Avila, da Meister Eckhart a Niccolò Cusano. Sullo sfondo di questo saggio compare ovviamente Ignazio di Loyola (1491-1556) con la sua pratica degli Esercizi Spirituali. Non è un caso che qui viene data una estrema cittadinanza al termine mistico. «A parte gli spostamenti semantici, l’aggettivo “mistico” è generalmente usato con molta più frequenza a partire dall’alto Medioevo, scrive l’autrice. Sempre più spesso, tuttavia, il termine “mistico” viene utilizzato per descrivere ciò che si distingue o si allontana dall’istituzione e dalla teologia ufficiale».
Di grande interesse sono poi certamente le pagine dedicate alla biografia di De Certeau in cui emergono i punti di rottura, dopo i moti del ’68, con i membri del suo antico Ordine, i gesuiti, tra questi anche quella drammatica con padre De Lubac, che permisero però, secondo l’autrice, di «realizzare più liberamente, da quel momento in poi, la sua vocazione in modo diverso».
La preghiera nella sua ordinarietà e nei suoi aspetti apicali – le vette dei mistici per capirci – rappresenta il sottofondo di questa pubblicazione scientifica come autentico luogo di confronto del soggetto con la sua mortalità e la sua vulnerabilità. L’autrice dentro queste pagine sembra dirci come il primato della preghiera nella complessa vita di De Certeau abbia un senso e un sapore primario per capire chi è stato questo poliedrico personaggio del Novecento cattolico. «Come emerge chiaramente dai testi di De Certeau, le pratiche spirituali della preghiera mirano a sospendere per un momento questa adesione – si legge ancora nel testo – a immagini idealizzate e fisse di sé, di Dio e del mondo e a “far posto” all’Altro».
Che scrivesse di follia e misticismo nel XVII secolo dei movimenti di resistenza sudamericani di ieri e di oggi o della pratica della vita quotidiana nel XX secolo, de Certeau aveva sviluppato uno stile peculiare nell’interpretazione delle relazioni sociali e personali. E questo libro sembra darci conferma di tutto questo.
F. Rizzi, in
Avvenire 4 febbraio 2026, 19