In breve
Postfazione di Damiano Bondi
Un grande classico della spiritualità, come il buon Samaritano, in una rilettura inedita e da un punto di vista del tutto nuovo
Un contributo originale, semplice e accessibile ma lontano da banalità “già sentite” e orientato alla realtà concreta dell’amore
Una voce giovane, femminile, laica, capace di rompere i soliti schemi
Descrizione
Sulla soglia di una locanda, un viandante consegna a un albergatore un uomo ferito e qualche denaro. È la fine, non l’inizio, della parabola del buon Samaritano. È anche la scelta narrativa che fa Rembrandt nell’incisione del 1633 conservata a Londra. Marie Grand parte da quel dettaglio per dirci quel che la tradizione cristiana ha pensato più raramente: l’albergatore non è una comparsa, ma è l’altro volto dell’amore.
Davvero si può amare tutti? Per Grand questa domanda nasconde due richieste molto diverse, che continuiamo a confondere: amare ciascuno senza distinzioni e amare tutti insieme. La prima è la sfida del buon Samaritano, l’incontro che cambia la geografia dei legami. La seconda è la sfida dell’albergatore: l’amore che si fa istituzione (ospedale, scuola, casa di riposo, mensa dei poveri... ). Non carità, ma giustizia. La filosofia francese mostra che le due figure non si oppongono, ma anzi si reggono a vicenda: senza buoni Samaritani, le istituzioni si addormentano; senza buoni albergatori, l’amore eroico non sostiene il peso della miseria del mondo.
Una rilettura sobria e originale, che restituisce dignità al lavoro silenzioso di chi tiene aperti gli alberghi del mondo.