«Niente più Rohr, né Rahner, né Merton, né Agostino. Non bevo niente di tutto questo»: così Tom Brandys – interpretato da Mark Ruffalo – sbotta dialogando con un vecchio amico del seminario a un certo punto di Task, che la rivista dei gesuiti “America” ha definito la serie tv più cattolica dell’anno. Tom è un ex prete e ora guida una task force dell’Fbi per catturare i criminali colpevoli di rapine alle case di spaccio. Ha perso la fede in seguito alla morte tragica e violenta della moglie, e rifiuta la teologia cattolica che vuole dare una risposta ai misteri esistenziali della vita. In realtà lo vediamo spesso inginocchiarsi e pregare e tutta la miniserie Hbo diretta da Brad Ingelsby è sospesa fra dramma e redenzione.
Ma chi è Richard Rohr, qui citato assieme a tre grandi figure della fede cristiana? È un teologo francescano americano, conosciutissimo negli States per i suoi libri e le sue conferenze, fondatore del Center for Action and Contemplation nel New Mexico, ad Albuquerque.
Ora l’editrice Queriniana pubblica una delle sue opere più famose, Cadere verso l’alto. Una spiritualità per le due metà della vita (pagine 274, euro 25,00), un itinerario consigliato a credenti e non credenti per affrontare il passaggio dall’età giovane-adulta a quella più matura. «Fondamentalmente – scrive l’autore verso la fine del libro – la prima metà della vita è scrivere il testo e la seconda metà è scrivere il commento a quel testo».
Nella prima parte della nostra esistenza tendiamo a dare ordine al nostro agire nel mondo, scegliendo le persone con cui impegnarci dentro un orizzonte comune e costruendo una famiglia, nonché attraverso il lavoro definire il nostro contributo alla crescita sociale e civile. «Nella prima metà della vita – spiega ancora Rohr – il successo, la sicurezza e il contenimento – apparire bene a noi stessi e agli altri – sono quasi le uniche domande». Ma si tratta molto spesso di un atteggiamento puramente difensivo e a volte narcisistico, che ci impedisce di arrivare alle domande sostanziali, quelle che appaiono nella seconda metà della vita. Cosa mi rende significativo?
Da giovani-adulti definiamo un contenitore che funziona da protezione, ci dice Rohr: «Tutti cerchiamo di svolgere quello che sembra il compito primario che la vita ci affida: stabilire un’identità, una casa, relazioni, amici, comunità e sicurezza, e costruire un palcoscenico adeguato per la nostra esistenza. Ma non basta: ci vuole più tempo per scopre l’obiettivo nell’obiettivo, come mi piace chiamarlo: cosa stiamo facendo veramente quando facciamo quello che stiamo facendo».
A un certo punto scocca l’ora del dubbio e della radicalità, che molto spesso arriva attraverso una caduta. Un momento di dolore, una perdita, un fallimento che diventano la molla per una ripartenza, per porsi di nuovo le domande fondamentali. Il libro diventa così una sorta di programma di assistenza per il viaggio della vita, da non considerare ovviamente in senso strettamente cronologico.
Qui il ragionamento di Rohr assume una connotazione più generale, dato che tutta la nostra società è fondata su una «cultura pato-adolescenziale», come l’ha definita lo psicologo Bill Plotkin. Invece occorre puntare alla maturità spirituale, a livello personale e collettivo. Si tratta di essere consapevoli che la legge dell’entropia regola l’universo, che «una sofferenza necessaria è prevista nel viaggio». Non è possibile evitare i peccati e gli errori. Rohr ricorda la lezione dei Vangeli: sono coloro che sono molto ricchi e molto religiosi che negano tutto ciò – il giovane ricco e i farisei –, ma si tratta di capire che occorre a un certo punto uscire dai binari prefissati della nostra esistenza ed essere disponibili a un cambio di programma, se non un vero e proprio sconvolgimento. «Chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà», ammonisce Gesù. È la scoperta del «sentimento tragico della vita», per dirla con Miguel de Unamuno.
I consigli per il viaggio del volume riguardano la disponibilità a mettere in discussione le nostre certezze consolidate e ad aprirsi alla scoperta dei propri limiti. Allora l’età della maturità sarà caratterizzata da «una sorta di luminosa tristezza e da una sobria felicità». Un’età in cui «le otto beatitudini ci parlano molto di più dei dieci comandamenti», in cui la nostra vita si fa «più partecipativa che assertiva», in cui non è più necessario accaparrare e possedere o dimostrarsi migliori degli altri. Così, «la nostra luminosità interiore finisce per essere un’alternativa al male molto migliore e più duratura di qualsiasi guerra, rabbia, violenza o ideologia».
Il volume di Rohr è ricco di racconti di esperienze e di citazioni letterarie – da Rilke a Hopkins, da Auden a Merton – e si fa davvero un autentico e profondo itinerario spirituale, assai più denso e autorevole rispetto alla deriva spiritualistica e orientalistica che prende molti occidentali in cerca di verità, ed è anche «una ventata di aria fresca per una Chiesa italiana che vive oggi una stagione di immobilismo spirituale», come rileva Barbara Marchica nella prefazione.
R. Righetto, in
Avvenire 7 agosto 2026, 17