15/07/2026
612. VANCE, TRUMP E I DUE PAPI a cura della Redazione
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Nel gennaio 2025, in un’intervista a Fox News, J.D. Vance riportò in primo piano una nozione che si pensava confinata ai manuali di teologia morale: l’ordo amoris, la gerarchia o l’ordine in cui dobbiamo amare. La sua tesi: dobbiamo amare prima la nostra famiglia, poi il nostro vicino, poi la nostra comunità, poi i nostri concittadini e solo dopo «il resto del mondo». Una gerarchia usata per giustificare la politica restrittiva sull’immigrazione dell’amministrazione statunitense sotto Trump.



Il vero ordo amoris

Papa Francesco rispose con una lettera ai vescovi cattolici degli Stati Uniti: il vero ordo amoris – scrisse – è quello della parabola del buon Samaritano: una fratellanza aperta a tutti senza eccezioni. L’allora cardinale Robert Prevost, oggi Leone XIV, rilanciò sul social X.

Quindici mesi dopo, nell’aprile 2026, Trump attaccava Leone XIV sulla guerra in Medio Oriente; il papa rispondeva e Vance entrava di nuovo a gamba tesa nello scontro: il papa «dovrebbe stare attento quando parla di questioni teologiche». A ben vedere, la logica è la stessa del gennaio 2025: un concetto cristiano (allora era l’ordine dell’amore, ora è la teologia della guerra) trasformato in arma di legittimazione politica.

Oltre la polemica, dentro la parabola 

Marie Grand, filosofa francese, in Geografia dell’amore – fresco di stampa nella collana «Nuovi saggi» di Queriniana – sviluppa una proposta che si colloca un piano sopra la polemica. Partendo da un’intuizione visiva (l’incisione del 1633 in cui Rembrandt rilegge la parabola del buon Samaritano spostando il fuoco dal gesto eroico del Samaritano alla figura quasi sempre dimenticata dell’albergatore), Grand mostra che la carità cristiana ha bisogno di istituzioni giuste per non esaurirsi. Ospedali, scuole, case di riposo, amministrazioni pubbliche, leggi ecc.: senza queste «architetture dell’accoglienza», il gesto del Samaritano resta spettacolare ma sterile.

La Postfazione all’edizione italiana, firmata da Damiano Bondi (qui il video), ricostruisce per intero la vicenda Vance-Francesco-Leone XIV. Il libro non è un’occasione di cronaca: è una proposta teorica più sobria e più esigente delle posizioni che oggi si contendono il dibattito pubblico, e che condividono – da entrambi i lati – una stessa cecità selettiva.



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