25/02/2019
424. UNA SETE INFINITA: ERNESTO CARDENAL di Faustino Luiz Couto Teixeira
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È presente su tutta la stampa internazionale la notizia che papa Francesco ha concesso la piena reintegrazione al sacerdote nicaraguense Ernesto Cardenal, sospeso a divinis più di trent’anni fa da Karol Wojtyla per la sua militanza politica. Gravemente malato, Cardenal ha ricevuto la benedizione del Papa dal nunzio Sommertag che ha celebrato con lui una messa nella camera d’ospedale. È storica la foto che li ritrae assieme durante la celebrazione; storica rimane anche l’immagine che ritrae p. Ernesto, il 4 marzo 1983, inginocchiato davanti ad un giovane Giovanni Paolo II che lo ammonisce con l’indice puntato: «Lei si deve mettere subito in regole con le norme della Chiesa». A questa ammonizione seguì, poco mesi dopo, la sospensione a divinis per il sacerdote ministro, ora revocata da papa Francesco affinché Cardenal possa vivere gli ultimi istanti della sua vita nella pace con il Signore e con la Chiesa. Di seguito riportiamo la bella presentazione di p. Ernesto Cardenal, pubblicata nel fascicolo 5/2017 della rivista «Concilium». Di Cardenal nel catalogo Queriniana si segnala anche l’opera Telescopio nella notte oscura (Brescia 1995).

 

 

 

Ernesto Cardenal (Manágua, 1925) è tra i mistici più importanti e originali del nostro tempo. Il suo sguardo mistico-poetico è un aspetto non sempre considerato del suo percorso: è lì che si esprime in forma più viva e audace la sua vena unica. Ci troviamo di fronte a un grande personaggio, la cui percezione poetica è segnata dagli eventi quotidiani, dalle persone e dalle cose in un tessuto di raffinata sensibilità. Tutto è avvolto da un nitido «inno all’amore», un «canto alla vita», come ha sottolineato correttamente Thomas Merton nel presentare una delle prime opere di Cardenal, Vida no amor [Vita nell’amore].

Uno dei grandi dilemmi della sua esistenza è l’essere conteso tra due grandi amori: Dio e le donne. Tuttavia, come sostiene nelle sue memorie, era «condannato ad appartenere a Dio». In un passo della sua opera Cântico Cósmico [Cantico cosmico], del 1992, egli evidenzia: «C’è stato qualcosa tra noi, e non è un mero concetto». La sua mistica rivela una forte intimità con il Divino, poiché il linguaggio erotico è l’unica possibilità per esprimere il tocco di questa unione, tra un volto e un altro. Celebra la gioia di “essere innamorato” e si lancia senza paura fra le braccia dell’Altro. Senza dubbio è consapevole che, in fondo al proprio essere, oltre se stesso, c’è questo Qualcuno.

La relazione che si stabilisce non è convenzionale. Saltano tutti gli schemi e i protocolli in un’anima che si mostra assetata di un nuovo contatto. A lui non importa conoscere la logica che anima la sua preghiera, se è di tranquillità o di unione; ciò che conta davvero è la cadenza intima, clandestina, di un incontro amoroso. Anela con tutte le sue forze ad un amore “che non invecchia”, un amore che sfugge ai passi convenzionali, un amore che nasce dalle viscere più profonde e rivoluziona l’intero essere. Il ritmo che dà forza è la familiarità. E il poeta chiede: «Come sarà quel giorno, quando mi dirai: Ernesto?». È qualcosa che coinvolge e scuote tutti i sensi. E l’Amato si diafanizza ovunque, non dà tregua. Il poeta ricorda la notte stellata sull’Isola di Vancouver, quando, all’aprire le finestre del motel, davanti al paesaggio mozzafiato immagina la tenera accoglienza dell’Amato: c’erano tante stelle quella notte «e mi baciavi con tutte quante». Non ci sono segreti tra gli amanti, riconosce bene Cardenal. I sapori sono teneramente condivisi nel convivio di una cena singolare.

È interessante vedere che egli “abbandona” le muchachas della sua storia per abbracciare un amore maggiore, «un amore trasceso», ma le ragazze restano vive nel disegno essenziale della sua percezione mistica. Queste esperienze lo accompagnano sempre, permettendo un tratto unico nella sua visione mistica. Sceglie «un amore senza labbra e senza seni da toccare», ma porta nell’esperienza il tocco radicalmente femminile del suo vissuto precedente. Nelle donne coglie il bel riflesso di Dio, anche se frammentato o contingente. È l’amore umano che si rivela come ponte per un amore più grande, contrassegnando una buona trasparenza di ciò che cerca di spiegare con la pena del desiderio. Nel suo significato più profondo, la trasparenza – riconosce il poeta – non è altro che «un non essere perché la luce si faccia strada».

Ha anche imparato con Thomas Merton nella Trappa la vibrazione zen dell’esperienza del Mistero, che abita ovunque. Questo dopo una “devastante” esperienza di conversione nel mese di giugno del 1956, quando viene rapito dalla presenza di Dio pur non essendone ancora innamorato. È reticente a parlare di quella esperienza, e vi riesce solo dieci anni dopo in Vida no amor. È una presenza travolgente, dalla quale non ci si può sottrarre, e provoca un’intensa dolcezza, ma anche un’agonia soffocata, fino ad esclamare: «È troppo, è troppo! Non farmi godere di più, se mi ami, perché muoio!».

Nella Trappa gli è stato rivelato un apprendimento singolare della vita contemplativa, intesa come vita del giorno dopo giorno. Il contemplativo vive, semplicemente, come un pesce in acqua, come dirà in seguito nelle sue memorie. Questo è il ritmo della quotidianità, nei piccoli dettagli di ogni giorno, che scandisce il tempo nella sua dimensione spirituale. Ha condiviso con Merton il senso profondo di una vita contemplativa inserita nel tempo, rendendosi conto che la vita spirituale non può essere separata da alcun interesse umano.

È una mistica che si apre altresì sullo scenario più grande di tutto il cosmo, con le sue maglie d’interconnessione, come indicato con precisione nel suo Cântico Cósmico. Con la sua peculiare sensibilità e attenzione, intravede nel mondo reale l’enigma nascosto di un altro mondo che abita lì, che lascia trasparire quella forza misteriosa che collega ogni individuo con il tutto.

 

In ciò che riguarda l’amore Dio non è uno.

Infiniti Amati ci sono, uno per ciascuno.

Lo so bene. Io ho il mio.

Io lo conosco, e lui infinitamente

mi conosce.

 

 

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