05/06/2017
370. ROGER TRIGG IN EDIZIONE ITALIANA
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Roger Trigg, autore di Diversità religiosa. Dimensioni filosofiche e politiche («Giornale di teologia» 394), è docente emerito di filosofia all’università di Warwick (Gran Bretagna), ed è membro delle facoltà di filosofia e teologia dell’università di Oxford. Il suo libro è ora disponibile anche in edizione italiana, con traduzione ed Editoriale a cura di Andrea Aguti.
In questa conversazione ci parla di scienza e filosofia, di fede e ragione.


Come e quando lei è diventato cristiano?

È difficile dirlo, dal momento che mio padre era un pastore metodista e io sono stato cresciuto nella chiesa. Non si è trattato di non essere cristiano e di diventarlo all’improvviso. Sono cresciuto nella fede e mi sono consolidato in essa. Di certo non sono cristiano solo perché lo era mio padre. Ho scelto intenzionalmente di restare nella fede della mia infanzia.


Cosa le fa credere che Gesù è chi dice di essere?

Sono fermamente convinto che senza fede in Dio, non vi sia possibilità per la ragione. In altre parole, la ragione non è in opposizione a Dio; è fondata sulla convinzione che vi possa essere una comprensione dell’ordine delle cose. Da questo punto di vista, sono d’accordo con Nietzsche: se Dio non esiste, nulla ha senso. Il cristianesimo è più dell’aiutare il prossimo e dello sfamare l’affamato. Sono fermamente convinto che il cristianesimo indichi la verità sull’essere umano; prendendo sul serio i peccati umani, dà una risposta a questo peccato e consente di cambiare vita. Credo con forza che dobbiamo osservare questa vita nel contesto più ampio di una vita eterna nell’aldilà. Il mio passo preferito del Nuovo Testamento è quello in cui Paolo scrive che se la risurrezione non è vera allora la nostra fede è vana. La veridicità della fede cristiana dipende dalla risurrezione di Gesù.


Cosa l’ha convinta che la risurrezione non è una metafora, bensì un fatto storico?

La risurrezione è un fatto storico. È il cuore del cristianesimo. Non vorrei puntare tutto su un’esperienza del divino. Alcuni non fanno quell’esperienza, ma molti sì, e se vivono quel momento, forse sarà l’unico in tutta la vita. Ma quando accade, come per John Wesley che sentì “il proprio cuore stranamente riscaldato”, essi improvvisamente lo percepiscono: sì, so che Dio è con me e che si prende cura di me. Tuttavia, è la risurrezione che sta alla base di tutto ciò che viene dopo e che punta a una vita oltre questa terrena. Questo dovrebbe essere il vero messaggio del cristianesimo. Non significa che i cristiani non si curano di questa vita perché ce n’è un’altra, bensì che ci curiamo di questa vita perché fa parte di un tutto più grande che vale per l’eternità. 


La Bibbia descrive l’umanità come creata ad immagine di Dio. Cosa significa secondo lei?

Non è una prospettiva specificamente cristiana, ma secondo Aristotele, significa che abbiamo la ragione. Con essa viene la libertà, e con la libertà la responsabilità morale. Io credo si tratti della capacità di distinguere il bene dal male, e del fatto che dobbiamo prenderci la responsabilità delle nostre decisioni e delle nostre azioni. Abbiamo la capacità di ragionare e di comprendere. Grazie alla scienza, possiamo anche comprendere la creazione divina.


Alcuni esponenti del nuovo ateismo paragonano il credere in un Dio invisibile al credere alle fate. Dove sta la razionalità nel cristianesimo? Come fa ad avere senso?

La logica è fondata nel punto centrale del cristianesimo. Così inizia il Vangelo di Giovanni: «In principio era il Verbo». Il termine greco per “verbo” è logos, da cui deriva “logica”, ma in realtà significa “ragione”. Un altro modo per tradurre sarebbe quindi: «In principio era la ragione». Questo era un concetto molto importante per i filosofi greci antichi, che tentavano di trovare il logos che sta dietro tutte le cose, il fondamento logico di tutto. Pertanto, dire che Gesù è il logos è più che dire che è Figlio di Dio. Equivale ad affermare che Gesù è il fondamento logico sottostante a tutto il creato. La fede necessita sempre della ragione. Sebbene sia razionale, la fede non deve necessariamente essere un consenso freddo e apertamente intellettuale; deve coinvolgere l’essere umano nella sua interezza.

 




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[Traduzione a cura della Redazione]
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