01/06/2020
460. REIMMAGINARE LE MASCHILITA' di Herbert Anderson
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La rivista internazionale di teologia «Concilium» approfondisce il tema delle Maschilità plurali, dando voce alle sfide che vengono dal mondo delle religioni e altresì proponendo incisive riflessioni teologiche. Dai numerosi e densi contributi che compongono il fascicolo, proponiamo un breve estratto dal saggio di Herbert Anderson, prof. emerito di teologia pastorale presso la Catholic Theological Union di Chicago (USA). Nel suo contribuito, Anderson propone una cornice teologica ampia per insidiare la maschilità tossica del sistema patriarcale. Questa cornice prevede sia trasformazioni nella struttura della chiesa e nel linguaggio usato normalmente per riferirsi a Dio, sia la duplice necessità di riconoscere molteplicità e interdipendenza, e di accettare vulnerabilità e umiltà.

 

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Fino a non molto tempo fa, l’identità di genere si è in gran parte basata su una concezione semplicistica della biologia. Oggi abbiamo una maggior consapevolezza di come il genere sia tanto imposto quanto appreso e di come la biologia stessa scompagini qualsiasi nozione lineare rispetto a quest’ultimo, tanto nel mondo umano quanto in quello animale. Inevitabilmente, questa nuova epoca di rappresentazioni del vivere umano non binarie, fluide e aperte dal punto di vista del genere si declinerà in modo diverso in ciascuna cultura. Ma la narrazione cristiana offre una prospettiva di liberazione universale, nonostante la sua storia di misoginia e prevaricazione maschile. Le metafore fondative di un’umanità in relazione a Dio non hanno genere, perché essere “figlie e figli di Dio” trascende queste categorie. La santità non è marcata dal genere e il discepolato non dipende dal mantenimento delle distinzioni di genere. Grazie all’incarnazione divina, la maschilità egemonica è «un lusso superfluo».


Per una maschilità alternativa

La mia espressione di una maschilità alternativa deve molto alla poesia di Wystan H. Auden (1907-1973) in Oratorio di Natale. Sebbene il racconto biblico non narri di come o quando Giuseppe ricevette la notizia della gravidanza di Maria di cui non era responsabile, Auden immagina per lui le conseguenze di una notizia tanto sconvolgente: «Oggi i ruoli sono cambiati; ora devi essere il Sesso Debole la cui passione è la passività». Giuseppe non ha ragioni o prove per ritenere che la gravidanza di Maria sia il frutto della volontà di Dio, ma deve solo crederci e «scegliere ciò che è difficile come se fosse semplice». È possibile leggere la descrizione di Auden di ciò a cui Giuseppe – e con lui tutti gli uomini – deve rinunciare come una definizione spassionata della maschilità tossica:

«Per quei ricordi deliziosi

che sigari e sorsi di brandy san restituire

a vecchi compagnoni avvizziti, per l’ardire

che scarabocchia con idolatre minuzie e dimensioni

un simbolo d’aggressività nella latrina,

per la riflessione: «Le donne sono pure

di natura perché non hanno i baffi», per chi dichiara

«Non c’è donna con il senso degli affari»,

tu ora devi imparare che la mascolinità,

per la Natura, è un lusso superfluo».


Il modo immaginifico con cui il poeta britannico riscrive l’incarnazione di Dio non elide la biologia umana né cancella la necessità dei ruoli socialmente costruiti per uomini e donne:

«Senza dimenticare nulla e credendo a tutto,

ti devi comportare come se questo non fosse strano affatto.

Senza alterare l’aspetto o le parole,

comportatevi entrambi esattamente come prima;

Maria e Giuseppe saranno moglie e marito

come se nulla fosse successo».



Giuseppe e la maschilità trasformata

In Giuseppe la maschilità tradizionale è stata trasformata: egli agisce in modo giusto, mite, coraggioso e altruista, affinché il mistero dell’incarnazione possa dispiegarsi. Se questa fosse stata una delle letture originarie della figura di Giuseppe, fin dal principio la narrazione cristiana avrebbe potuto promuovere la liberazione degli uomini dalla supremazia egemonica e dalla pretesa di privilegio patriarcale. In quell’istante, e per l’intera vita di Giuseppe, la maschilità tradizionale è stata trasformata ed è diventata superflua. In questo, Giuseppe offre una visione inedita e liberante di possibili maschilità molteplici «come se non fosse strano affatto».




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