Un brano celeberrimo e struggente di Mercedes Sosa ci ricorda che Todo cambia. Ed è vero: nella vita, se c’è una cosa sicura, è il cambiamento. Il cambiamento, però, non è sempre così esaltante: si può cambiare in meglio, ma si può anche cambiare in peggio.
Scrive David Marchese, introducendo l’intervista di cui ora proponiamo alcuni stralci: «Viviamo in un'epoca caratterizzata da una generale regressione democratica, da profondi mutamenti tecnologici e dal lento disastro della crisi climatica, solo per citare alcuni dei più preoccupanti sconvolgimenti sociali». La domanda diventa allora: nonostante tutto ciò, c’è forse una storia diversa e più speranzosa da raccontare riguardo al cambiamento che oggi ci vede un po’ spettatori, un po’ protagonisti? Si tratta della domanda a cui cerca di dare una risposta The Beginning Comes After the End (L'inizio viene dopo la fine), il nuovo libro della prolifica e acclamata scrittrice statunitense Rebecca Solnit. Spesso dietro il mondo cupo che abitiamo – sostiene l’autrice – si nasconde un mondo vivo che ha abbracciato idee di interconnessione, cura ecologica e uguaglianza politica. Si badi: quella di Solnit non è una posizione tra l’ingenuo e il buonista oppure stucchevolmente ottimista: pur consapevole delle sfide che stiamo affrontando, l’attivista e blogger nata nel Connecticut ci fornisce un contraltare alla sensazione che, di recente, il mondo abbia preso una piega pericolosa o persino drammatica.

Quando leggiamo i giornali e ci prende la sensazione di precipitare verso un futuro distopico e cupo, ci servirebbe un quadro più completo, per capire che ci sono correnti più profonde di cambiamento positivo in atto. Quale?
Se ascoltiamo con attenzione, perfino la destra ci dice qualcosa di incoraggiante. Sotto sotto, ci dice: “Siete molto potenti, avete cambiato il mondo in profondità”. Tante questioni che spesso vengono trattate separatamente – femminismo, diritti della comunità LGBTQ+, attivismo ambientale ecc. – sono collegate fra loro. Quindi in sostanza ci stanno dicendo che abbiamo ottenuto un successo incredibile: il che è una buona notizia. La cattiva notizia è che alle destre tutto ciò non piace e vogliono riportare indietro l'orologio della storia. Dunque c'è una reazione negativa, ed è significativa; ma non è né completa né globale. […]
Perché sembra più facile assimilare gli aspetti sconvolgenti e regressivi del mondo in cui viviamo, piuttosto che il contesto più positivo?
La maggior parte delle storie funzionano così: c’è qualcosa che va storto e allora ci tocca affrontarlo. Quando non va storto nulla, non c'è una storia da raccontare. Ma attenzione: anche molte delle narrazioni positive sono racconti di cambiamenti graduali. Una storia poco compresa, per esempio, è quella della rivoluzione energetica che ha avuto luogo all'inizio di questo millennio: l'energia solare ed eolica, non avendo noi alternative ai combustibili fossili, sono diventate in poco tempo delle risorse tecnologiche incredibilmente economiche, efficaci e adattabili, sicché ora possiamo alimentare quasi tutto con energie rinnovabili e disporre di più energia di quanta potremmo mai consumarne. Pochissimi lo capiscono perché è un argomento molto tecnico.
Devo ammettere che io sono un po' pessimista riguardo alle energie rinnovabili. È confortante sapere che l'energia pulita è il futuro, ma gli Stati Uniti stanno estraendo più petrolio che mai e supereremo gli obiettivi globali di aumento della temperatura del Pianeta. Non abbiamo idea di quali saranno gli effetti del circolo vizioso dell'aumento delle temperature o di quanto saranno gravi. Quindi, anche se è confortante sapere quale sarà il nostro futuro energetico comune, lo percepisco più che altro come un conforto… freddo.
Beh, il freddo fa bene al movimento al clima. [Ride] Tu parli di conforto. Non è che io mi senta a mio agio con la situazione attuale. È sorprendente e terrificante al tempo stesso che la grande maggioranza delle persone sulla Terra sostenga l'azione per il clima. Gli ostacoli sono non tecnologici, ma politici: quel che ci frena sono l'industria dei combustibili fossili e i ricchi e potenti personaggi politici che ne fanno parte o che la sostengono. Quindi meraviglia e orrore coesistono: si può essere entusiasti di tutto ciò che sta avvenendo e inorriditi da tutto ciò che dovrebbe accadere ma non accade. Tutto quello che possiamo salvare vale la pena salvarlo. Tutto quello che possiamo fare vale la pena farlo. Abbiamo già perso molto, ma non dobbiamo perdere tutto. Non dobbiamo arrenderci. […] Voglio dire: non è affatto finita e non sappiamo cosa succederà dopo. Ho riletto un sacco di articoli dei media inglesi della primavera e dell'estate del 1989. Nessuno prevedeva che quella serie di disordini nella Germania dell'Est, in Polonia, Ungheria, Cecoslovacchia e negli altri Paesi dell'Europa orientale avrebbero portato a grandi cambiamenti, oppure temevano che avrebbero portato al caos. Il fatto che avrebbero rovesciato il totalitarismo in tutta quella fascia dell'Europa orientale dominata dall'Unione Sovietica, perlopiù in maniera non violenta e pressoché in un colpo solo tra ottobre e novembre, era davvero inconcepibile. Immagino che fosse inconcepibile anche per le persone che lo hanno fatto.
Se parliamo di contro-narrazioni che possono portare a un cambiamento positivo, una delle contro-narrazioni determinanti degli ultimi anni potrebbe rientrare nella categoria di “resistenza”. C’è chi dice che alcune delle strategie messe in campo contro il presidente Trump e il trumpismo sono state controproducenti: chissà se definire lui o il suo movimento fascisti, sessisti, razzisti ha spinto o no la gente a schierarsi. Vorrei sentire la tua opinione.
Razzisti, autoritari, misogini, omofobi lo sono, eccome, e girarci intorno protegge loro e non protegge le vittime dell'odio e della discriminazione. Sono così stanca dell'idea che i progressisti si siano spinti troppo oltre nell'affermare che ogni essere umano abbia dei diritti: le persone vengono uccise per strada a Minneapolis! Stiamo affrontando una violenza brutale! Però non è la gentilezza il vero problema: io ritengo che siamo arrivati a questa situazione in parte perché molti nell'opinione pubblica pensavano che fosse più importante essere educati che chiamare le cose con il loro vero nome. C'è un meraviglioso storico e studioso della non violenza di nome George Lakey che dice che la polarizzazione è positiva: perché è allora che si fa chiarezza. A volte si deve scegliere da che parte stare; mostrandosi mansueti, gentili ed educati non si ottiene che gli autoritari si comportino meglio. Lo si ottiene casomai mostrandosi forti.
Vorrei cambiare argomento per un attimo. Hai ricevuto molta attenzione per il tuo libro Gli uomini mi spiegano le cose, pubblicato nel 2014. Quel libro è nato a partire da un tuo saggio che è diventato virale e che ha contribuito a diffondere il termine “mansplaining”. C'è stato qualcosa in quel libro o in quel saggio che si è perso strada facendo? 
Il saggio è diventato virale, ma quello che trovo un po' fastidioso è che la gente ami raccontare quello che è successo nel 2003 quando ero di passaggio nella lussuosa Aspen, in Colorado, e sono stata invitata a una festa elegante piena di persone eleganti. Non è il mio ambiente. Stavo per lasciare la festa, quando [il padrone di casa] mi ha chiesto: «Ho sentito che hai scritto dei libri». Ne avevo scritti sette; l'ultimo riguardava Eadweard Muybridge, il fotografo le cui tecnologie rivoluzionarie hanno gettato le basi per la nascita del cinema. Nel sentirlo nominare, il tizio ha esclamato: «Oh, hai letto quel libro importantissimo su di lui che è appena uscito?». E si è scoperto che era il mio… È un aneddoto molto divertente. Ma dimostra anche quanto poco si ascoltino le donne. Infatti l'aneddoto successivo che racconto nel libro riguarda una donna che scappa da casa sua nel cuore della notte, urlando che il marito stava cercando di ucciderla. Un fisico nucleare, lo zio del mio ex ragazzo, mi raccontò quell'aneddoto perché lo trovava divertente: era fermamente convinto che nel suo quartiere borghese di fisici nucleari gli uomini non cercassero di uccidere le mogli e che, pertanto, quella donna fosse pazza. In realtà, ci sono continuamente uomini che uccidono le loro mogli, anche nei sobborghi bianchi dell'alta borghesia. Eppure nessuno cita quell'episodio, che secondo me è in realtà molto più importante del primo. L'enormità della situazione veniva sottovalutata e tutti si divertivano a raccontare l'aneddoto di Aspen.
Il potere di trasformazione sociale della narrazione è un tema ricorrente nel tuo lavoro. Ma negli ultimi dieci anni ci sono state importanti testimonianze in prima persona su abusi della polizia, crisi climatica, violenze sessuali. Si potrebbe sostenere che, nonostante abbondino testimonianze di questo genere, i problemi sistemici sottostanti non solo non stanno migliorando, ma in alcuni casi stanno peggiorando. Cosa ci dice tutto ciò riguardo all'efficacia dello storytelling?
È importante riconoscere che le storie possono oscurare la verità tanto quanto rivelarla. Ci sono storie che giustificano la supremazia bianca, la misoginia, la distruzione dell'ambiente. La destra ha le sue narrazioni. Il fatto che questo governo debba mentire costantemente la dice lunga su chi sono. Le storie possono essere distruttive o possono semplificare eccessivamente. Spesso trovo che le narrazioni della sinistra – e la sinistra è molto eterogenea, non è un blocco monolitico – siano fortemente influenzate da una visione settaria e risentita: tutti quelli che appartengono alla tal categoria sono così, tutti quelli che appartengono a tal altra categoria sono cosà. Che le storie siano strumenti magici che faranno tutta la fatica al posto nostro è, di per sé, un’illusione da scartare. […] Da questo punto di vista, mi sembra sempre di dover esortare la gente a cercare le sfumature e i toni di grigio piuttosto che il bianco e nero, riconoscendo l'esistenza di contraddizioni e complessità. Bisogna davvero tenere conto di entrambi gli aspetti: c'è ancora molto per cui sperare e molto su cui piangere, e queste azioni possono coesistere. Si può essere allo stesso tempo affranti ed euforici per il clima e continuare a lavorare, come si seguita a fare con molte resistenze, anche da parte dell'attuale amministrazione negli Stati Uniti.
Che si tratti del degrado ambientale o di quello della nostra politica, sembra che l’opinione pubblica desideri ardentemente una figura che faccia da contrappeso a Trump e al trumpismo. Non so se quella persona sia Zohran Mamdani, il nuovo sindaco di New York, oppure Gavin Newsom, il governatore della California. Comunque sia, quell’antagonista deve ancora essere identificato. Tu cosa ne pensi?
Ritengo che una delle grandi debolezze della nostra epoca è quella di aver prodotto storie e film su supereroi solitari, che suggeriscono che i nostri problemi vadano risolti da uomini muscolosi in mantello e calzamaglia, quando in realtà il mondo cambia soprattutto grazie allo sforzo collettivo. Alcuni anni fa, prima di morire, Thich Nhat Hanh ha affermato che il prossimo Buddha sarà il sangha. Il sangha, nel lessico buddhista, è la comunità dei praticanti. L'idea è che non dobbiamo cercare un individuo, un leader, un Übermensch. Penso che l'antidoto a Trump sia sempre stato e sarà sempre la società civile. Gran parte della sinistra vuole che il cambiamento sociale assomigli alla Rivoluzione francese o a Che Guevara. Forse per cambiare il mondo è più importante saper prendersi cura, anziché fare la guerra. In troppi si aspettano ancora che per produrre un cambiamento, occorra una guerra. I politici che non rispetto li considero delle banderuole. Insomma, vorrei solo che capissimo che la maggior parte dei cambiamenti importanti sono collettivi. […]
Vorrei leggere una frase dal tuo libro di memorie, Ricordi della mia inesistenza: «A volte invidio quelle persone che sono all'inizio del lungo percorso della loro vita, che hanno ancora tante decisioni da prendere mentre la strada prosegue, un bivio dopo l'altro». Tu non sei più all'inizio del tuo percorso di vita. Ma intravedi una decisione emozionante o cruciale all'orizzonte?
Sono abbastanza soddisfatta del percorso che sto seguendo. Sono cresciuta con persone che mi dicevano di nutrire basse aspettative nei miei confronti. Mia madre mi diceva che la scrittura era solo un hobby e che avrei dovuto tenermi ben stretto il mio adorabile fidanzato di successo, che invece stavo lasciando. L'unico consiglio che mio padre mi ha mai dato è stato quello di laurearmi in economia, perché non avrei mai potuto guadagnarmi da vivere con le discipline umanistiche. Non mi aspettavo di arrivare dove sono arrivata. Quindi ne sono davvero soddisfatta.
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