Maria non è co-redentrice nel piano di salvezza di Dio. Lo ha stabilito una recente lettera dottrinale del Vaticano. La teologa di Tubinga Johanna Rahner ha però un’ulteriore raccomandazione per il dicastero della fede: sull'immagine di Maria. La leggiamo in questa intervista, rilasciata a Katholisch.de

Un credente può continuare a invocare la Madonna come corredentrice, nonostante la recente lettera Mater populi fidelis pubblicata dal Vaticano? In futuro potrebbe forse esserci un dogma sul ruolo di Maria nel piano di salvezza di Dio? La teologa dogmatica di Tubinga Johanna Rahner ha un’opinione chiara al riguardo e una raccomandazione precisa per il Dicastero per la Dottrina della Fede.
Professoressa Rahner, ritiene che il documento rilasciato dal Vaticano sia utile?
Ritengo che sia un testo molto utile e trovo positivo che il Papa e il suo Dicastero abbiano ora affermato chiaramente che l'unico redentore del mondo è Gesù Cristo. E che Maria non è corredentrice. Maria intercede presso Cristo. A mio avviso, il documento motiva bene dal punto di vista dogmatico il fatto che Maria non possa essere corredentrice. Chiarisce che bisogna stare attenti quando si utilizzano tali immagini mariologiche e che alcuni concetti sono semplicemente insostenibili dal punto di vista teologico. Il documento traccia una linea di demarcazione chiara: l'opera di redenzione unica, il fatto che Gesù Cristo sia l’unico redentore, non dovrebbe essere messo in discussione dalla devozione mariologica. Il testo, tuttavia, non pronuncia di per sé un divieto assoluto.
Se non c'è un divieto, significa che posso continuare a invocare Maria come corredentrice?
Sì, ma bisogna prestare molta attenzione. Se esprimo la mia devozione mariana in modo tale da non mettere in discussione l'opera di salvezza unica di Gesù Cristo, allora dal punto di vista dogmatico sarebbe possibile, a mio avviso. Nella preghiera privata ci si può rivolgere a Maria in questo modo senza problemi. Penso a un'importante distinzione che già il cardinale Joseph Ratzinger, poi diventato papa Benedetto XVI, aveva fatto. All'epoca si trattava del terzo segreto di Fatima. Come rivelazione privata si può riconoscerlo e crederci, ma come verità di fede ufficiale nessun cattolico è tenuto a farlo.
Che cosa ha a che fare questo con l'appellativo di corredentrice?
Il testo sottolinea chiaramente che il titolo è ambiguo e può causare incertezza nella fede e confusione in alcuni fedeli. Pertanto, il testo esorta alla cautela. Il cardinale Victor M. Fernández, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, scrive nella prefazione che questa denominazione è promossa non tanto dai fedeli in generale quanto da “alcuni circoli mariologici” e dai social network. Il documento reagisce ora a questa situazione. In qualità di teologa dogmatica, condivido la valutazione del Dicastero e sconsiglio di definire Maria corredentrice. Ci sono infatti valide obiezioni dogmatiche, che il testo elenca. Esso critica in particolare i tentativi di intendere Maria come corredentrice in un senso tale da considerare l'opera di redenzione di Cristo incompleta o bisognosa di integrazione; ciò non è dogmaticamente corretto e quindi non è cattolico. Cristo è l'unico redentore. Nella pratica religiosa continuerà comunque a sussistere una certa terminologia imprecisa, ne sono convinta. Ma nelle dichiarazioni ufficiali questa concezione dovrebbe essere evitata, d'ora in poi.
Quali sarebbero questi “circoli mariologici”? Forse particolari luoghi di pellegrinaggio mariano in cui Maria è venerata più di Gesù?
Si tratta di pura speculazione. Non credo che si riferisca principalmente a determinati gruppi in Germania o in Europa che rappresentano una devozione popolare piuttosto tradizionale. Ritengo utile il riferimento contenuto nel testo a un altro documento del Dicastero. Si tratta delle “Norme per la procedura di valutazione dei presunti fenomeni soprannaturali” del 24 maggio 2024. Penso che si alluda alla situazione di alcune Chiese locali che sono in competizione tra loro per miracoli e apparizioni mariane. Questo è intollerabile. Anche Papa Francesco aveva espresso più volte avvertimenti in questo senso e aveva esortato i vescovi a non strumentalizzare la devozione del popolo. È quindi necessaria cautela. Nell'attuale lettera da Roma si mette espressamente in guardia da determinati appellativi mariani e si afferma che, per proteggere i fedeli, dovrebbero essere evitati determinati concetti e termini.
Ma secondo la tradizione religiosa, Maria è venerata dal popolo già dal tardo Medioevo come redentrice e corredentrice...
Tali forme di devozione e le teologie che le difendono sono sempre esistite. Per comprenderle adeguatamente, bisognerebbe prima esaminare accuratamente le fonti storiche per capire cosa si intendesse con queste immagini. Esse sono nate dalla devozione della “gente comune” e molto spesso utilizzano piuttosto l'immagine di Maria come ancella che dice sì al piano di salvezza di Dio, diventa madre di Gesù Cristo e rende così possibile la redenzione; una figura con cui identificarsi, che con il suo modo di essere umano, proprio come madre che conosce anche i lati oscuri della vita, ci è quindi vicina e familiare. Ma già il concilio Vaticano II (1962-1965) traccia una linea di demarcazione netta. Nella Lumen gentium si legge: «Unicus Mediator Christus». L'unico mediatore è Gesù Cristo, mentre Maria è madre e modello della Chiesa.
Pensa che il nuovo documento del Vaticano deluderà molte persone?
È possibile che alcuni rimangano delusi. Ma la domanda sarebbe allora: perché? Nessuno ha certo intenzione di sostituire la Trinità con una Quaternità, mettendo improvvisamente la Madre del Signore accanto a Dio Padre, Figlio e Spirito Santo. Questo sarebbe contrario alla dottrina cattolica. Mi chiedo perché questa immagine di Maria come corredentrice sia talvolta oggetto di discussioni così cariche di emotività. Mi ricorda le discussioni sul dogma mariano dell’Immacolata Concezione di Maria, solennemente proclamato nel 1854. Anche allora ci furono molti conflitti interni alla Chiesa; proprio i grandi ordini cattolici dei Francescani e dei Domenicani, ad esempio, non erano d'accordo nella valutazione. L'allora Papa Pio IX approvò il dogma, anche se la situazione era in realtà indecidibile dal punto di vista dei fondamenti biblici e della storia della teologia, e il suo predecessore riteneva che la questione non fosse ancora per così dire dogmatizzabile. All'epoca, ciò spinse John Henry Newman a definire questo dogma mariano come un «”dogma di lusso”, non contestato da alcuna eresia». Tutto ciò mi ricorda tanto le discussioni a volte molto accese sui social media prima dell'attuale decisione negativa del Dicastero. Se si fosse ceduto, forse ne sarebbe derivato solo un altro “dogma di lusso”.
Tra cinquant’anni potrebbe esserci un dogma su Maria come corredentrice?
No, ora è chiaro che non ci sarà più. Nemmeno tra cinquant’anni. Non solo causerebbe molta confusione tra i fedeli, ma bisognerebbe anche trovare argomenti migliori di quelli che il Dicastero ha presentato in modo dettagliato e con cui ha motivato la sua decisione. Penso piuttosto che si dovrebbe pensare in una direzione completamente diversa. Perché nella Bibbia ci sono altre immagini di Maria che potrebbero ispirare la devozione. Soprattutto una che non la interpreti solo come serva e madre, che non sia così “sdolcinata” e che sia più di un costrutto speculativo e teologicamente discutibile come quello della corredentrice. Quindi, se il Dicastero per la Dottrina della Fede mi avesse consultato, avrei avuto una raccomandazione da dare.
E quale?
Penso al Magnificat nel Vangelo di Luca. Lì Maria dice: «L'anima mia magnifica il Signore» e il testo del suo inno di lode parla delle grandi opere di Dio. Se Dio rovescia i potenti dal trono ed esalta gli umili, allora questo è quasi un programma politico; sì, un richiamo alla teologia della liberazione, una mariologia che ha la capacità di cambiare il mondo. Questo può ispirare l'esperienza di vita delle persone. Non c'è testo più rivoluzionario su Maria di questa lode biblica. Purtroppo, questa immagine di Maria non viene menzionata nell'attuale documento vaticano. Ma proprio questo testo avrebbe così tanto da dirci oggi.
Pensa che il movimento di riforma interno alla Chiesa ne sarebbe soddisfatto?
Non avevo questo in mente, ma cosa si potrebbe avere contro un testo biblico critico nei confronti del potere, che eventualmente mette in discussione anche la struttura gerarchica della Chiesa? Perché anche i potenti della Chiesa potrebbero essere rovesciati dal trono e gli umili innalzati. Considerare Maria come una voce critica che mette in discussione le gerarchie mi sembra un'alternativa logica anche nelle questioni ecclesiastiche. Maria ci mostra “nella carne” che nulla è impossibile a Dio. Ciò racchiude in sé un'enorme speranza, non solo per i cambiamenti nella Chiesa, ma naturalmente anche ben oltre.
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