05/10/2020
470. LA FIGURA DI MARIA, PONTE DI DIALOGO FRA ISLAM E CRISTIANESIMO Intervista al vescovo emerito di Trento di Maria Teresa Pontara Pederiva
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Il dialogo fra mondo cristiano e mondo musulmano è da sempre un tema di grande interesse ed è altresì fonte di dibattito. Le due fedi si incontrano l’una con l’altra in quanto tradizioni cresciute fianco a fianco, in una frequentazione secolare (spesso non priva di tensioni, anche gravi). Esse condividono una radice comune in Abramo e vantano una conoscenza specifica dell’altro racchiusa nei rispettivi testi sacri. Ai tempi dell’ultimo concilio ecumenico, una parola autorevole è stata detta in proposito da Nostra aetate, per parte cristiana, e nel 2007 dal documento Una parola comune tra noi e voi, per parte islamica. Più di recente è salito agli onori delle cronache il cosiddetto Documento di Abu Dhabi, firmato congiuntamente da papa Francesco e dal grande imam dell’Università di al-Azhar, Aḥmad al-Ṭayyib. Mentre attendiamo l’uscita del fascicolo 4/2020 della rivista Concilium, dedicato proprio ai «Segni di speranza nel dialogo islamo-cristiano», ospitiamo volentieri su questi temi l’intervista, a firma della giornalista Maria Teresa Pontara Pederiva, a mons. Luigi Bressan, arcivescovo di Trento fra il 1999 e il 2016.

Mons. Luigi Bressan, vescovo emerito di Trento, ha pubblicato la scorsa primavera un testo di ampio respiro sul tema dell’annunciazione in ambito cattolico e islamico, con un’attenzione particolare al campo pittorico[1].

Nato nel 1940 a Sarche (Trento), mons. Bressan era diventato arcivescovo di Trento nel 1999. Laurea in diritto canonico alla Gregoriana e diploma alla Pontificia Accademia Ecclesiastica, ha lavorato nelle nunziature di Seoul e Abidjan, per poi essere inviato alla sede delle Nazioni Unite di Ginevra, quindi alla nunziatura in Brasile; è stato poi inviato speciale della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa a Strasburgo. Nel 1989 viene consacrato vescovo e inviato come pro-nunzio in Pakistan.  Dal 1993 al 1999 è nunzio in Thailandia, Singapore, Cambogia e delegato per Malesia, Brunei e Myanmar. Attualmente è co-presidente del Coordinamento Religions for Peace e assistente FOCSIV (Federazione Organismi Cristiani Servizio Internazionale Volontario).

A lui abbiamo chiesto le motivazioni che l’hanno indotto a questa ricerca.

«Nel 2011 avevo pubblicato un testo per Jaca Book (Maria nella devozione e nella pittura dell’islam), ma il tema del rapporto Corano e Bibbia, islam e cristianesimo viene affrontato da almeno quarant’anni. Anzi, il primo testo di approfondimento è ancora precedente, del 1950, autore Abd el-Jalil, ofm, ma è negli anni Settanta e Ottanta che si registra un grande fermento di scritti».


Cosa emerge da questo rapporto fra Corano e Bibbia?

Il Corano non segue una storia come fa invece la Bibbia. Si può dire che esistono due scuole di pensiero: da una parte c’è chi considera l’islam una religione autonoma, che ha attinto anche dalla tradizione cristiana, e dall’altra c’è chi la considera quasi un’eresia del cristianesimo, come un’altra versione del cristianesimo (tesi suffragata da figure di spicco come san Giovanni Damasceno e tutto il grande ambito domenicano dell’epoca). Per quanto riguarda il Corano, la versione maggioritaria lo indica come un libro disceso dal cielo, mentre secondo gli studiosi più recenti si tratterebbe di una raccolta di detti di Maometto che sono stati memorizzati in forme varie (anche su cortecce, papiri ecc.) e riordinati da una commissione. Per la maggioranza si prendono così come sono, per una schiera di intellettuali invece occorre discernere anche perché alcuni sono in contraddizione fra di loro: alcuni testi sono favorevoli ai cristiani, altri contrari. Occorre dire che un elemento fondamentale dell’islam sono gli hadith, i detti attribuiti a Maometto: sono circa 120 mila e di questi circa 300 riguardano Gesù Cristo.


Ma lei si è dedicato soprattutto alla pittura…

Sì, personalmente mi sono dedicato a seguire prevalentemente il filone artistico, la pittura. Anche qui esistono due interpretazioni: c’è chi dice che il Corano vieta le immagini, ma non è vero. Il Corano dice solo che non si possono erigere delle stele. I Sunniti seguono la prima interpretazione, ma alcuni Sunniti hanno prodotto anche dei dipinti. Per le nostre processioni in zone islamiche invece è impossibile portare statue (si potrebbero citare singoli episodi…). La pittura si è sviluppata soprattutto in Persia con le miniature (prevalentemente di dimensione A4), in India e poi dalla fine del 1500 si registra un grande interesse per la pittura occidentale.

Perché dipingevano? Essenzialmente per tre motivi: per devozione, per gusto artistico, su commissione, ossia per fornire ai cristiani materiale illustrativo (ad esempio per i catechismi dei gesuiti). Spesso è riprodotta la profezia di Isaia con il lupo e l’agnello.

Grande la competizione a quell’epoca fra gli Imperi in campo artistico: possiedo già oltre cinquecento immagini per una prossima sinossi tra Bibbia e Corano (tanti i temi: la creazione, Mosè, Saul e Davide, Giuseppe d’Egitto, un tema molto presente…, l’annunciazione, Gesù bambino). 


E la figura di Maria si può dire che entri nell’attuale dialogo tra le due religioni?

Ho individuato almeno undici elementi: Maria ha avuto una maternità verginale straordinaria, un intervento di Dio e Maria che risponde, ma anche chiede; Maria era tutta bella (cfr un quadro presso i Francescani di Split/Spalato).

Maria è donna di fede credente e coerente, ha una dignità particolare (Gesù è sempre “figlio di Maria”), nelle pitture mostra un grande affetto materno; molti i testi poetici, sempre privi di qualunque polemica con i cristiani; non compare mai Giuseppe, c’è solo Zaccaria; Maria va nel deserto col bambino e si appoggia ad una pianta (la scuote, come le indica l’angelo, e cadono dei datteri). Il vangelo parla molto dell’aspetto sociale legato a Maria: oltre all’aiuto a Elisabetta, c’è tutto il Magnificat, mentre nell’islam non c’è nulla di questo. Maria nell’islam però è anche invocata, è pregata da loro nei santuari cristiani come quelli del Libano o a Vailancani in India (un qualcosa di analogo alla nostra Madonna della salute).

In tutti questi aspetti Maria è ponte di dialogo (cfr. il documento conciliare Nostra aetate). Singolare che Antonio Rosmini abbia scritto una conferenza per un vescovo evidenziando una grande positività di Maria proprio come ponte ecumenico. Antonio Rosmini, trentino, fu un antesignano per quanto riguarda l’ecumenismo, avendo preparato infatti, già nel 1845 per il cardinale Castrucci Castracana, un testo su “Maria nel Corano”, testo che fu proclamato e pubblicato già allora, ma solo nel 1884 se ne dichiarò la vera paternità. Non ebbe seguito, ma è stato ripubblicato dalla Morcelliana nel 2013[2], in un clima di dialogo interreligioso ben diverso. Certo, bisogna riconoscere come la scuola interreligiosa sia una tradizione ben radicata nel nostro Trentino e ho potuto testimoniarla in quattro anni di Pakistan e sei di Malesia.

Dopo il volume di Yahya Pallavicini[3], non mi consta che si siano stati pubblicati libri su Maria nel Corano da parte né di musulmani né di cristiani; piuttosto, numerosi e brevi articoli in riviste in varie lingue e molte le conferenze e incontri sul tema. Da notare i due volumi in tedesco della Herder del 2014, Lexicon des Dialogos, tra cristiani e musulmani. Altro testo fondamentale è l’opera di Gabriel Said Reynolds dell’Università di Yale, del 2018, The Quran and the Bible. Text and Commentary, dove ovviamente si parla di Maria.

Dal 1950 si vede una fioritura di pubblicazioni sia da parte cristiana che musulmana e si organizzano incontri sul tema di Maria quale modello di credente (in Libano il giorno dell’annunciazione nel frattempo è diventato festa nazionale, in Germania in quel giorno s’incontrano vescovi e leader islamici... e via dicendo).


Quanto è diffusa questa sensibilità di ponte, al di là degli studiosi?

Pallavicini scrive nel 2010, ma per avere una vasta sensibilità c’è ancora tanta strada da percorrere. Un’occasione per approfondire il tema potrebbe essere la prossima inaugurazione del restauro della Grotta dell’annunciazione… (cui hanno lavorato ditte e maestranze italiane, nello specifico trentine e sudtirolesi).


Oppure attendere la prossima ricerca cui sta lavorando mons. Bressan sulla pittura tra Bibbia e Corano…


[1] L. Bressan, Sorpresi dall’Annunciazione. Cristiani e musulmani, Editrice Àncora, Milano 2020.
[2] A. Rosmini, Maria nel Corano, Morcelliana, Brescia 2013.
[3] Y. Pallavicini, La sura di Maria. Traduzione e commento, Morcelliana, Brescia 2010.



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