23/11/2020
473. JUAN CARLOS SCANNONE E LA TEOLOGIA DEL POPOLO di Gaudenzio Zambon
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A un anno dalla sua scomparsa, vogliamo ricordare il caro p. Scannone, già professore del giovane seminarista Jorge Mario Bergoglio, con questa presentazione della sua figura e della sua ultima opera, edita in italiano da Queriniana. La recensione è stata pubblicata nell’ultimo numero (2/2020) della rivista teologica Studia Patavina.

 

Juan Carlos Scannone (2 settembre 1931 - 28 novembre 2019) – gesuita, teologo e filosofo argentino scomparso di recente, solo qualche giorno dopo essere stato insignito del dottorato honoris causa in “Cultura dell’unità” dall’Istituto Universitario Sophia di Loppiano perché riconosciuto come il più grande esponente attuale della “teologia del popolo di Dio – presenta in Teologia del popolo il versante della teologia argentina del popolo e della cultura facendone risaltare le caratteristiche proprie della teologia della liberazione.

Lo scopo del libro però va ben oltre. Esso intende porsi «al servizio di una comprensione più profonda non solo del pensiero, ma anche, e soprattutto, dell’azione e dell’orientamento del governo della chiesa da parte di papa Bergoglio, come pure del suo dialogo sincero e aperto con le religioni, i popoli e le loro culture […] in vista di una globalizzazione alternativa, più equa e più umana» (p. 6).

L’opera è suddivisa in tre parti. Nella prima l’A. ricostruisce la teologia del popolo dalla sua origine postconciliare fino alla sua espressione attuale, soffermandosi sulla figura teologica più rappresentativa: Lucio Gera (1924-2012). La seconda parte invece è dedicata alla teologia in quanto inculturata, il cui luogo ermeneutico è la pietà popolare. La teologia inculturata, infatti, è «luogo di riflessione, interpretazione e conoscenza critica del messaggio cristiano, poiché è luogo privilegiato del suo vissuto, della sua pratica e della sua conoscenza sapienziale» (p. 47).

Quando però nel linguaggio teologico vengono usati i termini “popolo” e “popolare” si vuole fare riferimento a qualcosa di più particolare che ha caratterizzato la storia latinoamericana ossia alla cosiddetta “irruzione del povero” che lo ha posto in primo piano nella società e nella chiesa. Ciò ha portato a delle conseguenze importanti dal punto di vista metodologico perché ha stabilito che ci deve essere una interrelazione tra realtà sociale, pastorale e teologia e che la teologia deve ritenersi «atto secondo» dell’«atto primo» in quanto essa viene dopo l’esperienza. La teologia infatti è quell’atto che riflette criticamente alla luce della rivelazione sull’esperienza spirituale incarnata del popolo credente. Tuttavia, l’irruzione del povero e del credente nella società, nella pastorale e nella teologia non viene interpretata da tutti allo stesso modo.Per questo l’A. ritiene importante tornare a riflettere nei capitoli terzo e quarto sulla comprensione di “popolo” e di “popolare” dal punto di vista di una teologia inculturata argentina: “popolo” indica il «soggetto comunitario di una storia e di una cultura», “popolare” invece richiama quei settori di vita così denominati perché costituiti da poveri e da lavoratori divenuti l’asse portante del popolo-nazione, che hanno resistito alla cultura della dominazione e che hanno preservato «i valori umani e cristiani della cultura nata dal meticciato culturale originario» (p. 62). 

Anche la categoria di “meticciato culturale” è particolare perché aiuta a interpretare la storia e la cultura argentina, soprattutto a ricordare il fatto che l’unità è prevalsa sul conflitto e sulla dialettica “signoreschiavo” (cf. pp. 92-95). Su tale base si è potuto sviluppare un “ethos culturale” il cui nucleo originario risiede nel senso sapienziale della vita, dell’uomo e di Dio. I suoi tratti fondamentali sono un umanesimo di giustizia in un orizzonte di unità, un umanesimo comunitario aperto alla trascendenza capace di integrare valori antagonisti (vedi pp. 101-113).

Da queste considerazioni Scannone trae spunto per elaborare una ermeneutica teologica alternativa, che pone al centro la sapienza del popolo e la religiosità popolare, e che si prefigge di ridare valore alla religione del popolo (si veda il cap. VI). Così egli giunge alla terza parte nella quale presenta le radici teologiche di papa Francesco e il suo lavoro a completamento dell’«agenda incompiuta del Concilio, soprattutto nella prospettiva evangelica di una “chiesa povera per i poveri”». L’orientamento del suo pontificato è tracciato nell’esortazione apostolica Evangelii gaudium definita da Scannone “tabella di marcia” perché contiene tre tematiche programmatiche che egli tratta negli ultimi capitoli del libro (IX-X-XI): l’inculturazione, il soggetto comunitario della spiritualità e della mistica popolari, i quattro principi per la costruzione di un popolo.

Cultura, inculturazione e pietà popolare sono ritenuti essenziali per la teologia del popolo. Tuttavia egli avverte che nel postconcilio non si è ancora giunti a una “pastorale popolare” e a un governo della chiesa, come anche a una politica nazionale e internazionale, che cerchi la giustizia, la pace e il bene comune universale. Secondo Scannone, la teologia del popolo di papa Francesco va compresa in continuità e a completamento della Gaudium et spes dalla quale assume tre punti chiave: il cambiamento di paradigma teologico che rivaluta la categoria di “relazione” su quella di “sostanza”, il cambiamento di metodo che va oltre il “vedere, giudicare, agire” perché ne cerca il senso alla luce del vangelo e dei segni del volere di Dio (segni dei tempi) e soprattutto l’opzione per i poveri («Voglio una chiesa povera per i poveri»: Evangelii gaudium 198) come «categoria evangelica e teologica» (p. 152) dalla quale può nascere un nuovo paradigma socio-cultrurale più umano, giusto e solidale.

Attorno a questi punti chiave prende forma la teologia del popolo di Dio le cui caratteristiche teologiche sono: l’essere «popolo fedele» che nel suo insieme annuncia il vangelo; essere un popolo che si coinvolge, in ogni nuova generazione, nella «cultura dell’incontro» (vedi le quattro priorità bergogliane nella costruzione del popolo: pp. 155-159, riprese al cap. XI, pp. 190-206); essere un popolo che vive una “mistica popolare” cioè che «accoglie a suo modo il vangelo e lo incarna in espressioni di preghiera, di fraternità, di giustizia, di lotta e di festa» (Evangelii gaudium 237). Per questo uno dei concetti guida a cui si ispira Francesco è l’inculturazione («l’evangelizzazione come inculturazione»: Evangelii gaudium 122) fondata sul principio dell’incarnazione in analogia a quella del Verbo. Essa, grazie allo Spirito, consente al vangelo di incarnarsi nella cultura di chi lo riceve fino a trovare espressione nella bellezza del volto pluriforme della chiesa e nella sua genuina cattolicità.

 L’immagine del poliedro è la più adatta per esprimere in modo efficace l’intreccio di ciò che si dà in una società multiculturale e nella “cultura dell’incontro” auspicata da Francesco per la società e per la chiesa. In definitiva, essere popolo è qualcosa di più del coabitare e convivere: significa essere cittadini responsabili che si coinvolgono e che accettano di integrarsi fino a sviluppare una cultura dell’incontro in una pluriforme armonia. A questa prospettiva si ispira la teologia argentina quando parla di “popolo”. È una categoria che serve a sottolineare «la storia comune, uno stile di vita comune (cultura) e un progetto (“agire e volere insieme”) di bene comune». È anche un modo per dire la chiesa «come soggetto e attore comunitario di storia e cultura comuni, di azione e passioni storiche, e – quando si tratta del popolo fedele di Dio – anche di evangelizzazione (Evangelii gaudium 111-134)» (p. 191).

I pregi del volume sono notevoli: consente di conoscere da vicino la prospettiva teologico-pastorale di papa Francesco e di comprendere meglio l’orientamento del suo pontificato. Scannone si dimostra competente e bene informato nel richiamare eventi e figure importanti del mondo ecclesiale, sociale e culturale che hanno contribuito alla storia della società e della chiesa argentina nelle quali papa Francesco si è formato e con le quali ha elaborato la sua teologia del popolo. Particolarmente prezioso è il contributo offerto al cap. VII (L’agenda incompiuta del Vaticano) nel quale rende ragione della cosiddetta “tabella di marcia” indicata da Francesco nella Evangelii gaudium, già tradotta nella teologia argentina del popolo, che consiste nel cambiamento di paradigma e di metodo teologico avvenuto nella Gaudium et spes (cf. cap. VIII: Evangelii gaudium e la teologia del popolo). Alcune ripetizioni di contenuti e un uso non preavvertito di sigle, non diminuiscono in alcun modo il valore teologico della pubblicazione.



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