15/10/2026
618. INTER INSIGNIORES - 50 ANNI DOPO di Antonia Piasetzki
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Le donne possono essere ordinate al ministero nella chiesa cattolica? Ormai nemmeno le donne hanno più voglia di parlarne! I tanti cattolici impegnati e favorevoli alle riforme nella chiesa si limitano a sorridere stancamente quando si affronta l’argomento. Al di fuori della chiesa, invece, c'è chi reagisce quasi con sorpresa quando sente che le giovani cattoliche non possono accedere al ministero ordinato.
Cinquant’anni fa il Vaticano tentò di dare una risposta univoca alla cosiddetta «questione femminile». Il 15 ottobre 1976 la Congregazione per la Dottrina della Fede pubblicò il documento «Inter insigniores», che tratta dell’ammissione delle donne al presbiterato. Fin dall’inizio vi si legge: «La Chiesa, per fedeltà all’esempio del suo Signore, non si considera autorizzata ad ammettere le donne all’ordinazione sacerdotale».


 

L’argomento della tradizione

«Inter insigniores è il primo documento in cui il magistero cattolico romano pone esplicitamente in discussione la questione del ministero ordinato femminile», spiega la teologa di Erfurt Antonia Piasetzki. Quel che è particolarmente degno di nota è che la posizione della chiesa di non ordinare le donne viene motivata rifacendosi a una tradizione ininterrotta e alla conseguente conformità ad essa, riconducibili all’operato di Gesù.

Fino alla seconda metà del XX secolo, l’argomento non era stato affatto oggetto di dibattito. «Solo la decisione della chiesa anglicana di ammettere le donne al presbiterato ha spinto il Vaticano a prendere pubblicamente posizione, poiché vedeva in ciò un pericolo per le relazioni ecumeniche», spiega Piasetzki.

 

Roma rimane irremovibile

In Inter insigniores il Vaticano riteneva che l’impossibilità dell’ordinazione delle donne necessitasse quantomeno di ulteriori spiegazioni, aggiunge l’esperta. Con la successiva dichiarazione Ordinatio sacerdotalis, nel 1994 papa Giovanni Paolo II tentò poi di chiudere definitivamente il dibattito. A quanto pare, non ci è riuscito, proprio come i suoi predecessori.

Nel giugno 2002, sette donne hanno ricevuto l’ordinazione a bordo di una nave sulle acque del Danubio. L’ordinazione è stata conferita dal vescovo argentino Romulo Braschi, poi scomunicato. Il Vaticano ha dichiarato nulla l’ordinazione e ha scomunicato anche le donne, come previsto dal diritto canonico vigente. Ma ciò non ha posto fine al dibattito teologico. Di recente, nell’ambito del processo di riforma «Synodaler Weg» in Germania, numerosi fedeli hanno chiesto l’apertura degli incarichi ecclesiastici alle donne, e anche durante il Sinodo mondiale a Roma si è discusso, se non altro, dell’ordinazione diaconale delle donne.

 

Critiche all’argomentazione

«Gli argomenti contro l’ordinazione delle donne contenuti in Inter insigniores sono stati da tempo criticati, contestualizzati e relativizzati dalla disciplina teologica», afferma Piasetzki. Con la sua posizione rigida di esclusione delle donne dal ministero, la chiesa cattolica si trova sempre più isolata. Nel secolo scorso numerose confessioni cristiane hanno deciso infatti di introdurre l’ordinazione delle donne.

Non così le chiese orientali che, analogamente a Roma, continuano a opporvisi. Per quanto riguarda la chiesa cattolica, Piasetzki individua un fil rouge che si snoda fin da Inter insigniores: in definitiva, la questione dell’ordinazione delle donne rimane sempre una questione di potere.

«È vero che il magistero intende il ministero presbiterale come un servizio al quale nessuno ha diritto. Tuttavia, alla consacrazione sono legate l’autorità religiosa e i poteri ecclesiastici – ai quali le donne non hanno accesso in virtù del loro genere». Facendo appello al carattere di servizio del ministero, il Vaticano sfugge all’accusa di discriminazione.

 

Uno sguardo alle altre chiese cristiane

Per Piasetzki, si tratta anche di una questione culturale. In Polonia, ad esempio, la chiesa evangelica di Augusta ha ordinato le prime donne nel 2022. Il fatto che ci sia voluto così tanto tempo per compiere questo passo è dovuto alla società fortemente patriarcale e alla grande influenza della chiesa cattolica in Polonia, afferma la teologa.

Resta incerto quale sarà in futuro l’atteggiamento della chiesa romana. D’altronde, nel dicembre 2025 una commissione vaticana sulla questione del diaconato femminile ha constatato che la precedente tesi, secondo cui solo gli uomini potevano essere ordinati perché Gesù era un uomo, oggi non è più condivisibile.

«È discutibile» – chiosa Piasetzki – «come si possa proclamare in modo credibile il messaggio cristiano, che rifiuta la subordinazione e la supremazia tra le persone, se al contempo all’interno della chiesa metà dei fedeli viene categoricamente esclusa dal ministero presbiterale in base al genere».

 


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