07/07/2017
373. IL SENSIBILE E L'INATTESO L'ultimo libro di Pierangelo Sequeri di Maurizio Gronchi
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Proponiamo di seguito la bella e argomentata recensione dell’ultimo libro di mons. Pierangelo Sequeri, apparsa su L’Osservatore Romano del 29 dicembre 2016, a firma di don Maurizio Gronchi, ordinario di cristologia alla Pontificia Università Urbaniana di Roma.

 Pietro Annigoni, «Figura di angelo» (1966)

 

Tra i libri impegnativi, che al lettore versato in teologia richiedono generosità di tempo e paziente ingresso nella complessità dell’ordito, si annovera certamente l’ultimo saggio (Il sensibile e l’inatteso. Lezioni di estetica teologica, Brescia, Queriniana, 2016, pagine 268, euro 20) di Pierangelo Sequeri, già preside della Facoltà teologica dell’Italia settentrionale, di recente nominato da Papa Francesco preside del Pontificio istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia. Sul reale sensibile di cui siamo fatti e la sorprendente visita di Dio nell’umano si dipana la trama delle lezioni di estetica teologica di Sequeri.

La teologia contemporanea è stata felicemente provocata e convocata a interessarsi dell’estetica dal grande teologo svizzero Hans Urs von Balthasar (1905-1988). Una provocazione distante dalla comune idea che all’estetica si riferisca principalmente una teoria dell’arte sacra — o spirituale, o cristiana. Una convocazione invece da parte della teologia fondamentale, che si occupa di stabilire le premesse e gli argomenti della intelligibilità e credibilità umana della rivelazione cristologica di Dio.

Di questa impostazione Sequeri cerca di approfondire la legittimità e il senso, assumendone l’orientamento anche dal punto di vista critico, ben lungi dalla retorica sentimentale di una teologia più “estetica”. Il saggio di Sequeri intende restituire la ragione estetica — che egli intende come articolazione della umana «sensibilità-affezione per il senso» — all’alto profilo dell’esperienza della fede cristiana. Per questa via, il progetto illustra la speciale congruenza estetica della coscienza etica, indirizzata alla ricerca della giustizia della sensibilità e dell’affezione dell’uomo, e della coscienza religiosa, orientata all’adorazione in spirito e verità della rivelazione di Dio. La delicatezza del compito di conciliare in profondità il pensiero estetico e l’intelligenza teologica dipende anche dalla vicenda del pensiero estetico moderno, come anche dalla crisi dell’arte bella.

L’odierna estetizzazione del mondo — e con essa anche lo svuotamento dei significati dei nessi del bello con l’etico e con il religioso — deve essere più accuratamente messa a fuoco nella sua ambivalenza: anche quando professa l’idealizzazione dell’amore, nel suo orizzonte virtualmente nichilistico.

La prima parte del lavoro di Sequeri è rivolta alla decifrazione del doppio movimento della contemporaneità che, da una parte, rivaluta l’estetico nell’ambito del pensiero filosofico e, dall’altra, estetizza il mondo tendendo a ridurre l’idealità dell’arte al mercato dell’apparire e del benessere. Le linee portanti del progetto di rifondazione teorica della ragione estetica, e del suo intrinseco nesso con la ragione teologica, possono essere sintetizzate in questi due assunti fondamentali.

La prima linea di approfondimento critico, nella seconda parte del saggio, si applica alla rielaborazione fenomenologica e ontologica della disposizione dello spirito alla sensibilità e all’affezione per il senso. Questa disposizione, nella prospettiva di Sequeri, deve essere ricondotta alla specifica dimensione spirituale dell’essere umano, che include e trascende l’intelletto e la volontà, per la quale egli riconosce di essere destinato alla giustizia dell’amore, e perciò all’amore della giustizia. L’essere finito, l’essere incarnato, riflette e realizza questa disposizione originaria, irriducibile alla sua corporeità, come anche alla sua razionalità.

La seconda linea di approfondimento, alla quale è dedicata la terza parte del libro, riguarda la corrispondenza tra questa disposizione creaturale e la sua fondazione nella verità cristologica della “affezione” e della “sensibilità” di Dio. Il perno della dimostrazione di Sequeri è posto nella rivelazione cristiana della eterna affezione generativa di Dio, che l’autore definisce come pro-affezione trinitaria. Il Figlio e lo Spirito sono radicati nella originaria sensibilità di Dio, della quale i corpi creati non sono affatto detentori in proprio: l’umana capacità di desiderare, riconoscere e attuare la giustizia dell’affezione verso il vero, il bene e il bello è riflesso, immagine e somiglianza del Figlio e dello Spirito di Dio.

Il libro di Sequeri si conclude, nella sua quarta parte, con le implicazioni pratiche e dell’esercizio cristiano dell’estetica teologica. Da un lato, l’arte deve dispiegare la potenza dei suoi mezzi per evitare la riduzione della testimonianza e della celebrazione alla comunicazione astratta di informazioni su Dio e le cose di Dio. Soltanto l’arte può integrare il linguaggio cristiano con la narrazione, l’immagine, la mimica e la risonanza, che rendono riconoscibili gli eventi della rivelazione e dell’amore di Dio.

L’evangelizzazione e la comunicazione della fede ne risplenderanno, rendendo giustamente ammirato e adorante l’accesso al sacramento. D all’altra parte, il sacramento cristiano, in quanto mistero della discrezione affettuosa e della potenza non esibizionistica di Dio — i segni e le forze di Gesù, attestati dai vangeli — deve custodire la bellezza della «divina sproporzione» fra i gesti del contatto con Dio che ci cambia la vita e i segni semplici e quotidiani in cui questa potenza si condensa. In questa complementarità, dello splendore dell’arte che racconta e della semplicità del sacramento che opera, si decide l’equilibrio di una estetica teologica ben pensata. E anche praticata. Di qui dovrà proseguire il suo cammino, arricchendosi auspicabilmente di nuovi e più ampi approfondimenti.

 

 

 

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