15/09/2016
350. IL RACCONTO DELLA FILOSOFIA Una Breve storia della filosofia di Ugo Perone di Giovanni Ferretti
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Se agli inizi del suo itinerario filosofico Ugo Perone si era impegnato, con altri amici negli anni ’70 del secolo scorso, all’elaborazione di una fortunata storia della filosofia per i licei, ora, dopo tanti anni di lavoro filosofico, ci propone una presentazione snella ed essenziale del pensiero filosofico occidentale indirizzata a tutti; sia a chi ha già incontrato la filosofia e vuole ritrovarla in veste rinnovata, sia a chi vi si vuole accostare per la prima volta e desidera esservi introdotto progressivamente, sia anche a docenti e studenti che vi potranno trovare una nuova ed arricchente chiave di lettura di quanto è oggetto del loro studio. E vorremmo aggiungere che essa è particolarmente adatta agli studiosi e amanti della teologia perché li può aiutare ad orientarsi nelle principali sfide culturali che questa ha dovuto affrontare in passato e oggi deve affrontare per giungere a costituirsi come “coscienza critica della fede cristiana”; un compito che solo nel confronto con il pensiero moderno essa ha compreso di dover svolgere.

A nostro avviso l’impresa di Perone è pienamente riuscita perché l’opera è scritta bene, con un linguaggio scorrevole, accessibile ad ogni persona di media cultura, ed anche con quell’eleganza che ne contraddistingue la prosa e rende piacevole la lettura. E al tempo stesso perché è impegnata in un’interpretazione per più versi originale, che riflette una penetrante visione del significato dei principali snodi culturali che hanno condotto alla nostra attuale consapevolezza filosofica. Una visione che si dipana in costante dialogo con i migliori interpreti contemporanei, continuamente chiamati in causa come testimoni del modo con cui possiamo guardare ai classici della filosofia, ad un tempo con distacco, con la coscienza della nostra provenienza, con nuove domande per sollecitarne nuove risposte.

La brevità dell’opera, sia pure non brevissima dato che consta di circa 350 pagine, non ne fa per nulla ad un “Bignami”, cioè ad un semplice elenco di autori, opere e concezioni da mandare a memoria per un esame. Essa è infatti frutto di una rigorosa scelta di ciò che è ritenuto essenziale in tale storia. Sia quanto ad autori fondamentali, come ad esempio Platone, presentato come colui in cui “la filosofia si definisce”; oppure Aristotele, che per primo ha delineato quella mappa e quella terminologia del sapere filosofico che ancora oggi noi utilizziamo: fisica, metafisica, etica, politica, logica ecc. E ovviamente Plotino, Agostino, Tommaso, Cartesio, Pascal, Spinoza, ecc. Sia quanto alle grandi svolte che l’hanno caratterizzata; come la svolta innescata dalla novità cristiana che ha portato alla problematica filosofica medioevale; o la svolta del “moderno”, su cui Perone particolarmente insiste anche in base ad una sua lunga ed originale riflessione in proposito. Suggestivo, ad esempio, il titolo del capitolo dedicato al Rinascimento e alla Riforma protestante: “Il moderno nella forma dell’antico”; cui corrisponde quello dedicato a Cartesio: “Il moderno nella forma del moderno”. E stimolante è indubbiamente la distinzione che egli opera tra “moderno” e “modernità”, ove per moderno egli intende l’inizio della rottura con la tradizione operata con la critica gnoseologica di Cartesio a tutto il sapere precedente e il suo proposito di ricominciare da capo a partire da se stesso; e con “modernità” egli intende il compimento del moderno sul piano della critica pratica, quale si è avuto con l’illuminismo e il suo progetto di un’autoproduzione umana della storia. In tale trapasso un posto particolare è giustamente attribuito a Kant, vero snodo tra il passato del moderno (Cartesio) e il futuro della modernità, in virtù di quella “rivoluzione copernicano” con cui egli ha posto il soggetto come colui che adegua a sé il mondo e non viceversa, costituisce gli “oggetti” del sapere invece che rispecchiarli o adeguarvisi.

Questo accenno alla particolare attenzione che Perone dedica agli snodi essenziali della storia della filosofia ci offre lo spunto per chiarire il significato che egli ha inteso dare al titolo dell’opera: Il racconto della filosofia. Come egli stesso spiega nell’Introduzione, il termine “racconto” deve essere inteso in un duplice senso. Nel senso, anzitutto, che egli intende “raccontare” le vicende della filosofia, dalle sue origini greche ai giorni nostri, intessendo in prima persona una trama che ne metta in luce il senso, la direzione, le connessioni, gli esiti. Con la convinzione che la filosofia non si sia sviluppata in una serie di momenti connessi necessariamente verso un momento finale che ne costituirebbe il culmine riassuntivo di verità – come pensava Hegel identificando la filosofia con la storia della filosofia – e neppure che sia un susseguirsi sconnesso e senza alcuna direzione di idee e di pensatori, che non permetta di ricostruirne alcuna trama da parte dell’interprete; sia pure con quella capacità inventiva che costituisce la dote di chi costruisce un racconto. Il che comporta la scelta dei dati storici più significativi e l’individuazione dei loro rapporti, in termini di novità, influssi, anticipazioni, superamenti, contrasti, esiti imprevisti, crisi e oltrepassamento delle crisi. In un intreccio tra dati oggettivi e sforzo di interpretarne il senso che rende avvincente la trama del racconto, rendendolo atto a coinvolgere nella riflessione, a stimolare la presa di partito per le idee e le azioni dei vari personaggi, fino a riconoscere che quel racconto è il racconto di come siamo giunti alla nostra situazione di uomini moderni impegnati ad orientarci nei problemi che più ci assillano.

Tra i tanti esempi che potremmo fare della costruzione di una trama nel racconto della filosofia di Perone, ci limitiamo a segnalare l’itinerario che egli ci propone “da Hegel a Nietzsche”, riprendendo il titolo di una celebre opera di Karl Löwith. Il racconto ci descrive la progressiva dissoluzione del sistema hegeliano che si è avuta in varie forme con Schelling, Feuerbach, Marx e Kierkagaard, fino alla “crisi” complessiva delle filosofie dell’Ottocento che si ebbe con Nietzsche. Crisi che l’esperienza della Prima Guerra Mondiale ha sancito a livello di consapevolezza generale suscitando i diversi tentativi novecenteschi di “oltrepassare” la crisi: la fenomenologia di Husserl, la svolta linguistica di Wittgenstein, l’esistenzialismo di Heidegger: tutti in fondo impegnati a dare una risposta al problema comune di un’epoca, che è tuttora la nostra epoca.

Ma vi è anche un secondo significato del titolo Il racconto della filosofia che Perone segnala e mette in atto. Ove chi racconta è la stessa filosofia, da sempre impegnata a raccontare il mondo, ovvero a dar vita ad un mondo del pensiero in grado di dar ragione del mondo della realtà. Un mondo del pensiero che si articola con un proprio linguaggio e con propri molteplici generi letterali: dal dialogo ai trattati sistematici, dal diario alla confessione, dalla meditazione ai pensieri ecc. E non si pensi che si tratti di un racconto-favola, sia pur bella ed avvincente, perché nel loro racconto i filosofi sono impegnati a dare una risposta personale, rivolta a tutti con pretesa di verità, alle questioni che il mondo effettivamente ci pone: sul senso del tutto e della nostra singolare esistenza, sul darsi della necessità e della libertà, sul discernimento del buono e del giusto, sulla origine e la destinazione delle nostre vite ecc… E così il racconto della filosofia che l’opera di Parsone ci offre, risulta il racconto di un racconto, il racconto che l’autore ci fa del racconto che la filosofia ci ha dato del mondo in cui siamo, aiutandoci ad orientarci in esso personalmente tra le varie possibilità di esistenza che ci offre.

L’ultimo capitolo dell’opera ci presenta una buona esemplificazione di questa figura di “racconto di racconti” che è il “racconto della filosofia” di Perone. Esso ci descrive, infatti, una mappa della situazione filosofica contemporanea individuando e narrandoci le tre direzioni più rilevanti che la costituiscono: la filosofia analitica, la fenomenologia e l’ermeneutica. La prima, potremmo dire, ci racconta il mondo in chiave di linguaggio, ritenendo che solo nel linguaggio esso ci sia dato; la seconda ce lo racconta in termini di fenomeni, ritenendo che sia il mondo stesso a parlarci rivelandoci i suoi elementi essenziali; la terza ritiene che la verità del mondo ci sia accessibile solo nella interpretazione che ne diamo nei nostri racconti. Perone si situa in questa terza direzione, come già risulta dal significato che ha inteso dare al titolo della sua opera. Ma come in modo esplicito ci dice al termine del suo racconto, individuando nella “questione delle differenze”, che sono differenze di culture, di religioni, di popoli, di opinioni, la questione cruciale del nostro tempo e nella filosofia ermeneutica il modo migliore di affrontarla. L’ermeneutica, infatti, nata anche per rispondere al problema della compatibilità d’unità e pluralità delle filosofie, pare possedere gli strumenti concettuali più adatta per comporre identità e diversità, unità della verità dell’umano e molteplicità delle sue declinazioni. Il racconto della filosofia ci ha così portato alla nostra contemporaneità, rendendoci consapevoli dei suoi problemi più urgenti ma offrendoci anche nuove capacità di affrontarli. In qualche modo – come dicevano i medioevali e Perone ricorda – ci ha fatto salire sulle spalle di giganti permettendoci di vedere meglio e più lontano.



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