10/02/2020
451. IL CERVELLO E LA TEOLOGIA di Leonardo Paris
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Proponiamo di seguito un interessante intervento di Leonardo Paris, docente di Teologia dogmatica presso l’Istituto superiore di scienze religiose «Romano Guardini» di Trento, l’Istituto di scienze religiose di Bolzano e presso la Facoltà teologica del Triveneto di Padova. L’articolo è recentemente apparso nel blog «Moralia», a cura dell’Associazione teologica italiana per lo studio della morale e della rivista «Il Regno». Il prof. Paris è autore di: Sulla libertà. Prospettive di teologia trinitaria tra neuroscienze e filosofia, Città Nuova, Roma 2012; Teologia e neuroscienze. Una sfida possibile, Queriniana, Brescia 2017. Dirige inoltre l’edizione italiana della rivista internazionale di teologia «Concilium».

 

 

Le neuroscienze ci spingono a rivedere alcune opinioni sull’essere umano e sul modo con cui abita il proprio mondo. Un confronto con queste discipline è utile sia alla teologia morale sia alla teologia in genere. Quando si parla dell’umano è utile avvalersi di tutti gli aiuti possibili, per evitare il rischio di un approccio ingenuo e fuori dal tempo.

Si possono elencare alcune mutazioni, ma una va messa prima di tutte: le neuroscienze ci dicono che il cervello umano negli ultimi 10.000 anni è sostanzialmente lo stesso per ogni popolo e per ogni tempo. Ovvero che non è mutato.

Questo può mettere al sicuro da una serie di razzismi etnici e culturali, ma anche «temporali»: gli uomini e le donne di oggi non sono, nelle loro strutture cerebrali, poi tanto diversi da quelli che abitavano nelle caverne.

Chiarito questo, ecco un breve elenco di alcune mutazioni, non del cervello, ma della comprensione che oggi ne abbiamo. Per ognuna vorrei indicare non tanto un rischio quanto piuttosto un’opportunità.

Il rischio maggiore nei mutamenti in atto, infatti, è non coglierne le opportunità…


Un cervello plastico

Molto di quanto stiamo scoprendo sul cervello e sulle sue interazioni ci parla di qualcosa di decisamente più malleabile, evolutivo, storico di quanto immaginassimo. Questo non ha conseguenze soltanto su ciò che pensiamo del cervello e della sua formazione, ma più in generale influenza il modo con cui gli esseri umani si percepiscono: realtà fluide, in divenire, aperte.

  • Una chance per una teologia che sappia proporre modelli di cambiamento ed evoluzione etica affascinanti e desiderabili.


Un cervello
complesso e integrato

Molte delle prospettive neuroscientifiche attuali non si concentrano affatto soltanto sui neuroni o sul cervello, ma adottano una visione complessa in cui vari fattori – geni, ambiente, cervello, ormoni, corpo, relazioni sociali – interagiscono secondo schemi integrati.

  • Una chance per una teologia che veda in ogni aspetto della creazione un momento dell’unica Sapienza di Dio.


Un cervello materiale

Le discipline che formano l’arcipelago delle neuroscienze hanno come caratteristica comune: quella di partire da una prospettiva scientifica di matrice materialista. Guardano all’umano come a un dato biologico, e lo sforzo è dunque quello di ridurre l’uomo alla sua componente naturale. Questo non significa necessariamente che vogliano ridurre l’umano! Piuttosto cercano di spiegarlo a partire dal basso, anziché dall’alto (come è tipico della scienza).

  • Una chance straordinaria per coloro che ritengono che il Verbo si sia fatto carne. Anche lui è partito dal basso…


Un cervello relazionale

In modo forse inatteso, molte delle affermazioni delle neuroscienze attuali non vanno affatto nella direzione del solipsismo psichico o genetico, ma piuttosto mettono in luce come l’essere umano sia letteralmente fatto di relazioni. Relazioni fra neuroni, relazioni fra organi, relazioni genitoriali, relazioni con l’ambiente, relazioni sociali ecc.

  • Una chance per chi vede la relazione trinitaria in principio di Dio stesso. Più relazionali di così!

 

 

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