Mentre sono in corso i lavori di manutenzione straordinaria del Giudizio Universale di Michelangelo nella Cappella Sistina, proponiamo ai nostri lettori una riflessione del grande teologo americano David Tracy (1939-2025), dedicata proprio a Michelangelo e alla sua opera monumentale.
Il testo che segue è tratto dall’Introduzione che Tracy scrisse per il catalogo di una prestigiosa mostra, tenutasi nel 2018 presso il Metropolitan Museum di New York: Heavenly Bodies: Fashion and the Catholic Imagination [Corpi celesti: la moda e l'immaginario cattolico]; obiettivo della mostra era mettere in risalto quanto la moda fosse influenzata sia dall’arte sia dai paramenti sacri. Di David Tracy è in corso di traduzione, per i tipi di Queriniana, il libro più celebre, The Analogical Imagination: Christian Theology and the Culture of Pluralism [L'immaginazione analogica: teologia cristiana e cultura del pluralismo].
Lasciamo dunque la parola al professor Tracy, che prende per noi in esame Michelangelo e lo colloca nel più ampio contesto dell'immaginario artistico cattolico.

L’artista teologo
La storia della teologia cattolica è ricca e pluralistica. Alcune epoche hanno dato origine a giganti della teologia che si sono distinti per i loro contributi eccezionali: Agostino nel IV e V secolo, Tommaso d'Aquino nel Medioevo. Paradossalmente, in alcuni periodi i principali pensatori cattolici non sono però stati i teologi ufficiali, ma piuttosto i grandi artisti. Nel XVI e XVII secolo, ad esempio, i teologi più originali furono gli artisti Michelangelo Buonarroti (1475-1564), Raffaello, Leonardo da Vinci, Tiziano, Caravaggio e Bernini.
Certamente, nel XVI secolo c'erano molti teologi cattolici di talento, intelligenti e dalle vaste conoscenze: Tommaso Cajetano, Francisco Suárez, Francisco de Vitoria, Giovanni di San Tommaso e altri. Soprattutto, ricordiamo i grandi mistici Giovanni della Croce, Teresa d'Ávila e Ignazio di Loyola. Tuttavia, l'opera teologica più straordinaria di quel secolo rimane il soffitto della Cappella Sistina dipinto da Michelangelo (terminato nel 1512) e il suo successivo e rivoluzionario complemento, l'apocalittico “Giudizio Universale” (terminato nel 1541) sulla parete dell'altare della cappella. Michelangelo dotò queste opere monumentali di complessità, pluralità, capacità sintetica e di una visione teologica distintamente cattolica: incarnata, sacramentale, metaforica, analogica.
La visione teologica della salvezza del celebre artista italiano è incentrata, come tutto il cristianesimo, sulla salvezza attraverso l'evento e la persona di Gesù Cristo. La sua teologia era anche profondamente influenzata dalla lettura dell'Antico Testamento. Da qui la sua predominanza nei nove pannelli centrali del soffitto della Cappella Sistina: la “Separazione della luce dalle tenebre”; la “Creazione degli astri”; la “Separazione delle acque dalla terra”; la “Creazione di Adamo”; la “Creazione di Eva”; il “Peccato originale e la cacciata dal Paradiso terrestre”; il “Sacrificio di Noè”; il “Diluvio universale” e l’“Ebbrezza di Noè”. Adiacenti a questi pannelli centrali si trovano i famosi “Ignudi”, nudi maschili irrequieti e atletici, la cui presenza evidenzia l'influenza dell'antica Grecia e di Roma su Michelangelo e suggerisce l'energia incontenibile di Dio Creatore in tutta la creazione.
Una visione della salvezza inclusiva e universale
In un’incredibile pluralità, ogni spazio del soffitto è affollato di immagini bibliche e figure classiche. Gli angoli presentano altre scene dell'Antico Testamento che raccontano storie di salvezza miracolosa, prototipi della storia di Cristo: “Davide e Golia”, “Giuditta e Oloferne”, la “Punizione di Haman”, il “Serpente di bronzo”. Le lunette e le nicchie raffigurano gli antenati di Cristo con colori brillanti; i medaglioni presentano scene storiche tratte dai Libri dei Maccabei. A dominare le altre figure sono i monumentali affreschi di Michelangelo che affiancano sette profeti dell'Antico Testamento a cinque veggenti della tradizione greca e romana, le Sibille. In questo modo gli antichi si riuniscono per approfondire la visione teologica cattolica rinascimentale di Michelangelo e per trasmettere la continuità diretta del cristianesimo sia con l'ebraismo sia con la cultura classica. La visione religioso-teologica di Michelangelo della salvezza cristiana era inclusiva, non esclusiva, cattolica e al contempo universale. Come la maggior parte dei cristiani dell'epoca (ad esempio Martin Lutero), Michelangelo interpretava le figure dell'Antico Testamento come prefigurazioni di quelle del Nuovo Testamento. Cristo, per Michelangelo, è implicito nei suoi dipinti di Adamo, Noè, Mosè, i profeti e gli antenati; Eva è una prefigurazione di Maria e della Chiesa. Le analogie proliferano fra tipi e prototipi che popolano il soffitto.
Il soffitto della Cappella Sistina esprime i simboli centrali del cristianesimo cattolico in tutta la loro complessità. I pannelli centrali sulla creazione trasmettono l'ottimismo e l'umanesimo del Rinascimento, riflettendo l'armonia della natura con la grazia, anche se note più tragiche di peccato appaiono nelle immagini della “Caduta” e della “Cacciata di Adamo ed Eva”, così come nel ritratto spaventoso e pieno di sgomento del “Diluvio”. Tuttavia, in tutte le scene della creazione dell'universo e per comprendere qualsiasi opera classica come questa di Michelangelo è fondamentale seguire la storia della sua ricezione in culture e periodi diversi o in momenti diversi della propria vita.
La ricezione dell’opera
Ad esempio molti contemporanei di Michelangelo, tra cui alcuni papi, alcuni teologi, qualche collega artista e un importante poeta satirico (il discusso Pietro Arentino), obiettarono alla presenza di numerosi corpi nudi nelle sculture e negli affreschi di Michelangelo. Adriano VI (papa dal 1522 al 1523) criticò aspramente il “miscuglio di nudi” del soffitto, mentre un papa successivo, il rigido e rigoroso Paolo IV (1555-1559), dichiarò che il “Giudizio Universale” di Michelangelo era adatto a una taverna o a un bordello, non alla cappella papale. Il desiderio di imbiancare l'intero affresco fu ostacolato da alcuni saggi consiglieri papali e dalla reputazione internazionale di Michelangelo. Ma poco dopo la morte di Michelangelo, un altro papa ordinò a un artista minore di dipingere dei panneggi su quanti più nudi possibile. I detrattori di Michelangelo non riuscirono ad apprezzare il fatto che il nudo fosse un aspetto importante delle sue convinzioni artistiche e teologiche. Ancora oggi, la capacità di scolpire o dipingere il corpo nudo femminile o maschile è uno dei modi principali con cui un artista può rappresentare i movimenti, le tensioni, i ritmi contorti e quindi le emozioni di una figura umana distinta.
I nudi di Michelangelo nascevano da una fonte ancora più profonda. Teologicamente, un'anima non può essere dipinta in quanto tale – dopotutto è invisibile – ma l'anima può essere dipinta o scolpita così come si manifesta in un corpo visibile e animato. Su questo argomento, come su tanti altri, Michelangelo aveva alle spalle la tradizione teologica cristiana dominante. Il Vangelo di Giovanni, il più spirituale, contemplativo e persino mistico dei quattro vangeli, inizia con: «E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (1,14). Cristo non divenne spirito né mente, ma carne. Nel suo “Giudizio Universale”, Michelangelo afferma con forza la tradizionale credenza cristiana nella risurrezione del corpo, non semplicemente nell'immortalità dell'anima (come in Socrate). L'anima umana è un'anima incarnata; il corpo umano è un corpo animato. Raramente questa credenza filosofica (Aristotele) e teologica (Tommaso d'Aquino) ha ricevuto un'espressione artistica e teologica così forte come nelle sculture, negli affreschi e nei disegni di Michelangelo.
Ancora più complesso da comprendere rispetto alla ricezione di un classico da parte di una cultura o di un individuo è il mistero della creazione di un capolavoro. Azzarderei l'ipotesi che la chiave per la creazione di qualsiasi opera d’arte sia paradossale, ovvero che il raggiungimento dell'universalità richieda l'intensificazione della particolarità più profonda di un artista. C'era forse un artista del XVI secolo più tenace nel realizzare la sua visione singolare di Michelangelo, che sfidò apertamente e con forza i suoi mecenati? Eppure, solo attraverso tale particolarità i suoi capolavori acquisirono un'universalità, che non fa che aumentare con il passare dei secoli.
L’immaginazione analogica cattolica
La teologia di Michelangelo è tipicamente cattolica perché è sia una teologia analogica della creazione-incarnazione come anticipazione della salvezza in quanto ricreazione (come raffigurato nella volta della Cappella Sistina), sia una profonda teologia della croce e dell'escatologia nell'immaginario dialettico, a volte violento, che permea il suo “Giudizio Universale”. Questi due affreschi monumentali coesistono in modo piuttosto inquietante nello stesso spazio, scontrandosi teologicamente anche se si completano a vicenda. Il cristianesimo non può infatti essere compreso se si ignora la bellezza e la bontà di tutta la creazione o gli elementi tragici della sofferenza, del male e del peccato in tutta la vita. Questa è l'immaginazione analogica cattolica.
© 2018 by AmericaMagazine
© 2026 by Teologi@Internet
Forum teologico fondato da Rosino Gibellini
Editrice Queriniana, Brescia (Italy)