19/05/2017
368. COMMEMORAZIONI NEL 500° DELLA RIFORMA (1517-2017) di Teresa Francesca Rossi
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2017: 500 anni dalla Riforma protestante. Un anniversario annunciato, atteso, programmato da tempo: vi era il rischio che le aspettative potessero essere deluse, che l’entusiasmo fosse disatteso. E invece non è stato così, anzi, la risposta, riscontrabile dalla quantità e qualità, dalla creatività e incisività delle iniziative, non smette di sorprendere. E il clou dell’anniversario è proprio alle porte: quanto iniziato a Wittenberg nel 1517, infatti, è stato appena celebrato a livello ufficiale globale dal 10 al 16 maggio a Windhoek in Namibia, durante la 12° assemblea generale della Federazione Luterana Mondiale e ad esso seguirà l’apertura, dal 28 maggio all’11 giugno, dell’Esposizione mondiale della Riforma a Wittenberg che prevede sette “entrate” nella cittadina che simboleggiano altrettante “entrate/approcci” alle tematiche più attuali – tra cui la giustizia e la pace, i giovani e il futuro, l’ecumenismo e il dialogo interreligioso – focalizzandosi su come la Riforma abbia cambiato il mondo ma anche su che cosa abbia ricevuto, quale sia la sua rilevanza oggi e quali nodi problematici ancora siano insoluti. Sono tutti eventi che testimoniano quel modo nuovo, ma via via sempre più familiare, di celebrare gli anniversari, soprattutto quelli religioso-ecclesiali; un modo che predilige l’aspetto globale a quello locale, la molteplicità di eventi itineranti alla stanzialità commemorativa, l’attenzione verso il futuro al mero ricordo del passato, l’atteggiamento dialogico e problematizzante all’atteggiamento autocelebrativo e trionfalistico.


E, sempre più presente, direi ormai ineludibile, è la dimensione ecumenica che, però, in un evento come l’anniversario della Riforma può risultare sconcertante: una, probabilmente la maggiore, delle tante divisioni all’interno della Cristianità, viene vissuta ecumenicamente, come un evento cui tutti i cristiani di varie tradizioni sono invitati e non solo come osservatori, ma come commemoratori. Ma è uno sconcerto positivo, una testimonianza di quanto la grazia di Dio abbia operato nel Movimento ecumenico e quali frutti abbia donato alle chiese. Non vi è dubbio che quanto noi tutti abbiamo visto accadere a Lund il 31 ottobre 2016 ne rimarrà una testimonianza storica di incontrastato valore, e a tutt’oggi ancora incredibile a narrare: il papa commemora 50 anni di dialogo cattolico-luterano e i 500 anni della Riforma insieme ai luterani. L’anniversario si presentava atipico e interessante per la sua valenza ecumenica in quanto primo centenario celebrato nell’era ecumenica, circostanza che ha spinto la Federazione Luterana mondiale a desiderare e progettare una ricorrenza condivisa da tutte le chiese; ma certamente, in seno alle varie iniziative, la presenza ufficiale del papa alla ricorrenza poteva sembrare un sogno temerario, ed invece è stata una realtà, con un impatto enorme, testimoniato dall’interesse dei media: un’immagine da telegiornale, una diretta streaming, una foto che campeggiava in ogni rivista.  

Tutti lo abbiamo visto, ma lo abbiamo davvero compreso? È importante soffermarsi sull’interpretazione ecumenicamente ed ecclesialmente corretta, poiché si tratta comunque di un evento che, anche agli occhi dei più entusiasti fautori dell’ecumenismo, rimane di non facile decodificazione. Un chiarimento può facilitare anche la comprensione di eventi simili che continueranno a succedersi nei prossimi mesi e che vedranno la presenza congiunta di responsabili di chiese luterani e riformati insieme a cattolici e altri cristiani, sia a livello locale che internazionale.

In primo luogo, non si è trattato di uno degli imprevedibili gesti di papa Francesco. Certamente vi è tutta la sua radicalità nell’aprire strade nuove, ma non si tratta di una scelta improvvisata. Era stato infatti Giovanni Paolo II, durante la sua visita in Germania nel 1996, ad auspicare modi “creativi e coraggiosi” di riscoprire la dimensione condivisibile del messaggio e dell’opera di Lutero, ed è stato Benedetto XVI ad accogliere volentieri l’invito della Chiesa Evangelica Luterana in Germania, indirizzato nel gennaio 2011 a Roma, e a programmare iniziative condivise per tale anniversario, volontà ripetuta da Benedetto stesso nella sua visita ad Erfurt nel 2011. Ed ecco papa Francesco realizzare quanto predisposto, stigmatizzandone l’unicità e aumentandone lo spessore emotivo con la sua personalità, percepita come schietta e affidabile da tutti, con la sua pragmaticità convincente per tutti, con il suo entusiasmo contagioso e duraturo nel tempo, che lo farà sentire spiritualmente presente anche nelle celebrazioni di maggio.

In secondo luogo, si deve riflettere sul significato più profondo della compartecipazione agli eventi. Dal punto di vista spirituale la rete di relazioni ecumeniche, l’accresciuta fiducia e la riscoperta della comunione in Cristo ha portato già da tempo a vivere insieme momenti di scambio e a partecipare alla vita di ciascuna chiesa (sinodi, assemblee, ecc…) nello spirito paolino di 1 Corinzi 12, 26: «[…] Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme, e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui». Una festa così profondamente sentita da tanti fratelli e sorelle del mondo riformato non poteva passare sotto silenzio, neppure da chi non ne condivide l’identità confessionale, ma tuttavia ne vive la comune identità cristiana.

Dal punto di vista storico-ecclesiale il quadro è più complesso, e necessita di una precisazione terminologica per comprenderne il significato autentico. Un po’ maldestramente si è utilizzato il termine “celebrazione” laddove sarebbe stato più appropriato, soprattutto se riferito esplicitamente alla dimensione ecumenica, parlare di “commemorazione” comune. È una differenza significativa. Anzitutto perché la celebrazione è coinvolgente, esistenziale, e massimamente identitaria per cui gli altri cristiani non possono “celebrare” la Riforma in senso proprio. In secondo luogo, perché dal punto di vista ecumenico non è opportuno marcare l’aspetto celebrativo di un evento che comunque ha segnato una divisione nel Corpo di Cristo (e in tal senso la Federazione Luterana Mondiale invitava le stesse comunità luterane ad evitare questo termine). In terzo luogo, perché il termine “commemorazione” contiene la radice “memoria”, categoria decisiva per il dialogo. Il Movimento ecumenico, ormai da qualche decennio e in modo progressivo, è divenuto cosciente del peso delle memorie divisive non solo sul piano esistenziale ma anche sul tessuto ermeneutico e di conseguenza sulle reciproche interpretazioni teologiche che – anche laddove fossero state complementari e non opposte, diverse ma non divisive – lo sono diventate nella misura in cui sono state esposte, recepite, dibattute in un clima di opposizione, di violenza, di volontà di reciproco discredito e non nella cornice di una ermeneutica della coerenza e della fiducia. Certamente non si può cambiare il passato, ma si può – e il dialogo lo esige – ricordarlo in modo diverso, corretto e comunionale, farne memoria insieme attraverso processi di purificazione, guarigione, riconciliazione.

Il dialogo luterano-cattolico ha intrapreso questa strada già da diversi decenni. Nel 1983 un documento congiunto su Martin Lutero: testimone autentico del Vangelo offriva una rilettura comune della sua intenzione e della sua opera che lo tratteggiava, al di là di ogni stereotipo, quale credibile testimone del Vangelo, capace di far riscoprire e ricordare il primato della fede in Dio, l’affidamento alla sua misericordia e alla sua grazia, la centralità della preghiera. L’ultimo documento redatto dal dialogo luterano-cattolico, dal titolo Dal conflitto alla comunione, risale al 2013 ed è stato pianificato e pubblicato proprio in vista del solenne anniversario e in preparazione alle varie commemorazioni. L’evento di Lund dell’ottobre 2016, così come ogni evento di questo 2017, in cui cristiani di diverse tradizioni, e particolarmente i cattolici e i luterani-riformati, vivono insieme la memoria della ricorrenza, non si possono comprendere adeguatamente senza il contesto di questo documento che richiama e analizza l’immagine del medioevo e del cattolicesimo medievale ricevuta da Lutero così come l’immagine di Lutero ricevuta dal luteranesimo posteriore e dal cattolicesimo; inoltre, focalizza in quale circostanza e secondo quale modalità siano stati sottolineati gli elementi divergenti a scapito di quelli comuni o complementari e, infine, ritesse la trama di come 50 anni di dialogo abbiano chiarito e appianato alcune diatribe storiche, tra cui la dottrina sulla giustificazione ed altri temi ecclesiali.

Il documento luterano-cattolico del 2013 invitava a lasciarsi trasformare dall’incontro con l’altro e dalla reciproca testimonianza di fede. L’impegno delle chiese cristiane per la piena e visibile unità continua, inarrestabile, malgrado grandi e piccole difficoltà. Possiamo attendere nuove pagine di quello che Giovanni Paolo II chiamava il “Libro dell’unità”, scritte insieme dai cristiani. Papa Francesco prosegue e persegue un impegno ecumenico senza restrizioni, senza reticenze, senza condizioni. Nonostante il fatto che l’ecumenismo non sia una priorità esplicita nel suo pontificato (perlomeno non quanto l’attenzione ai poveri o la trasparenza della testimonianza missionaria), tuttavia non vi è dubbio che Francesco detiene un primato incontrovertibile che nessun suo predecessore - per quanto potesse essere costitutivamente e indefessamente dedicato all’unità come ad esempio Giovanni Paolo II - detiene: per dirlo con parole utilizzate dagli stessi capi delle chiese “piace a tutti”. Proprio la sua affabilità ha reso possibili passi storici, una lunga serie di “primum”: dalla presenza del Patriarca di Costantinopolialla sua istallazione, alla visita in un tempio valdese; dall’invio in missione, benedetto insieme dal papa e dall’arcivescovo di Canterbury, di vescovi cattolici e anglicani quali missionari di unità a varie diocesi e congregazioni, all’incontro, anomalo nelle circostanze ma certamente storico, con Cirillo; e fino al messaggio video che papa Francesco ha registrato da un “palmare” destinato ad un incontro di leader del Kenneth Copeland Ministries, che ha letteralmente ridisegnato le relazioni cattolico-neocarismatiche suscitando profonda emozione e determinazione al dialogo. E proprio mentre scrivo, papa Francesco è in Egitto, pellegrino per il dialogo: nuove immagini da prima pagina, nuove pagine del “Libro dell’unità”.



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Forum teologico, a cura di Rosino Gibellini
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