15/02/2026
602. CHI ERA DAVVERO MARIA MADDALENA? Lettera aperta a papa Leone XIV di Sylvaine Landrivon
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Una lettera aperta a papa Leone XIV. Con questo gesto insolito — e provocatorio nel senso migliore del termine — Sylvaine Landrivon inaugura il suo nuovo libro, La lezione di Betania: rivolgendosi direttamente al nuovo pontefice, l'autrice porta al centro del dibattito ecclesiale una domanda che non può essere elusa. Chi era davvero Maria Maddalena? E cosa accade alla nostra fede, alla nostra ecclesiologia, quando finalmente le restituiamo il volto che il testo biblico le assegna? Con rigore esegetico e libertà profetica, Landrivon non chiede concessioni: chiede fedeltà al Vangelo.



 

Santo Padre,

il suo predecessore, papa Francesco, aveva dato ascolto alle aspettative delle donne che desiderano prodigarsi come i loro fratelli nella trasmissione del messaggio evangelico. Con Spiritus Domini, ha aperto loro la porta ad altri carismi che non fossero solo quelli legati alla «cura» e alla vita domestica. Possiamo sperare che Lei prosegua questa riabilitazione?

 

Oltre il patriarcato: tornare allo spirito delle origini

La nostra Chiesa non ha forse bisogno di un approccio meno patriarcale, più conforme a quello dei tempi delle origini, che hanno visto fiorire le prime comunità cristiane? Infatti, chi può ancora credere oggi che Gesù abbia voluto dividere il popolo di Dio in caste gerarchiche, ponendo vicino a sé i chierici, poi gli uomini e infine la donna? La Scrittura è ambigua? Cristo, per salvarci, non è forse venuto a «rivoluzionare» il nostro mondo settario, orgoglioso, sempre desideroso di crogiolarsi nell’illusione tronfia di diventare sicut Deus («come Dio»), invece di rispondere con amore a un amore già acquisito? Non è forse giunto il momento di prolungare questa rivoluzione accogliendo tutti allo stesso modo, in tutte le cariche, in altre parole senza discriminazioni, siano esse di genere, etnia o estrazione sociale?

Tutto il Nuovo Testamento lo afferma: siamo tutti chiamati a una pari responsabilità, di cui Cristo ci ha resi degni chiamandoci suoi «amici», rivolgendosi così sia a Marta sia a Maria la Maddalena sia a Pietro. Gesù stesso ci ha invitati a rifiutare questa illusione di ordine portata dagli scribi e dai farisei ipocriti (Mt 23,27).

Se mi rivolgo a Lei oggi, Santissimo Padre, è perché le mie ricerche sul ruolo delle donne nella Bibbia, presso i Padri della Chiesa e poi dal punto di vista dell’istituzione, in particolare a partire dagli interventi di Giovanni Paolo II, mi hanno fatto comprendere l’importanza di restituire alle donne il posto che spetta loro nelle nostre assemblee ecclesiali.

Questi studi hanno alimentato la mia tesi di dottorato: La femme remodelée. In essa, ho mostrato in che modo una parola femminile non cristallizzata negli stereotipi sia necessaria alla condivisione della nostra fede. Ho sviluppato in particolare l’insegnamento di Gen 2,18 che, partendo da un primo essere umano senza genere, apre l’umanità alla relazione – e di conseguenza all’Alleanza – delineando la presenza di due esseri uguali creati uno di fronte all’altro. Il testo biblico evoca questo aiuto reciproco nell’espressione ᾿ezer kenegdô, che merita di essere esaminata nel merito. Il personaggio di Giuditta, soggetto di un altro mio libro, illustra questo «aiuto». E le mie ricerche non si sono fermate qui.

 

Donne nella Bibbia: dimenticate, distorte, stereotipate

Per troppo tempo si è dimenticato di analizzare il ruolo delle donne nella Bibbia; e quando sono entrate in scena in modo diverso da come vengono rappresentate sulle vetrate variopinte delle nostre chiese, sono state spesso caricaturizzate, rinchiuse in archetipi molto lontani dal messaggio di cui erano portatrici. È il caso di Maria, la madre di Dio, trasformata in modello di sottomissione e obbedienza, come se non avesse pronunciato il «sì» più sovversivo e proclamato un incredibile ribaltamento dei valori mondani nel suo Magnificat, che, già prima della nascita del Messia, ne annuncia il programma.

Lo stesso vale per l’opposizione artefatta tra Marta e Maria di Betania, la quale ha avuto origine da un fastidioso errore di traduzione che trasforma la «buona parte» concessa a Maria nella «parte migliore», come se Cristo mettesse in competizione i carismi. Ma è soprattutto il personaggio della Maddalena che ha pagato il prezzo di numerose tipizzazioni scorrette, utilizzate per illustrare una teologia della retribuzione, cancellando tutto l’insegnamento che il quarto vangelo attribuisce a questa amica di Gesù. 

 

Maddalena “torre” e custode: una scoperta che cambia lo sguardo

Dopo aver denunciato in due precedenti opere l’insensatezza del «colpo di mano teologico» di Gregorio Magno che trasforma questo personaggio in una peccatrice pentita, ho fatto una scoperta determinante che sviluppo in La lezione di Betania: il testo greco del Nuovo Testamento mostra, anche nella sua forma, che Maria Maddalena non ha nulla a che vedere con quella che è sempre stata descritta come una donna di malaffare. Il sostantivo hē Magdalēnḗ non fa riferimento a una città (che non esisteva ancora con il nome di Magdala al tempo di Gesù), ma ci orienta verso il suo ruolo di «guardiana», di «torre», come già spiegavano san Girolamo e poi san Tommaso d’Aquino a proposito di questa donna. Con questo nuovo apporto, La lezione di Betania dimostrerà che, se Maria Maddalena è la prima testimone della risurrezione, è perché, essendo vicina a Gesù, lo accompagna lungo tutto il suo percorso fino alla passione e oltre.

Successivamente, in modo più teologico, questa mia trattazione trae le conseguenze di una riabilitazione di Maria Maddalena sul nostro modo di credere in Cristo. Come Maria a Betania, dobbiamo lasciarci risollevare da Cristo, perché egli ci vuole «in piedi» e saldi nella fede come questa donna, questa «custode», che egli ritrova presso il sepolcro. È compiendo un passo identico al suo che possiamo avanzare sulla via della nostra divinizzazione.

 

Quando la tradizione diventa ideologia: gli effetti del clericalismo

Rileggendo il testo biblico, comprendiamo meglio perché e come Cristo, vero uomo e vero Dio, abbia abbattuto il muro che separava il profano dal sacro. Contrariamente ai leviti, egli non ha messo nessuno «da parte» (klêros). Si è circondato di uomini e donne per annunciare la Buona Notizia della nostra salvezza e indicarci come crescere fino a lui. Quando Ireneo di Lione – nel II secolo – scrive che «il Padre decide e comanda, il Figlio esegue e modella, lo Spirito nutre e fa crescere, e l’uomo progredisce poco a poco e si eleva verso la perfezione…» (Adversus haereses IV,38,3), sapeva che ogni essere umano è chiamato a questa crescita.

La Lezione di Betania ha lo scopo di evidenziare come anche le donne partecipino a questo cammino verso la santità, sia individualmente che collettivamente. Errori di traduzione, manipolazioni clericali o scivolamenti operati per riflesso patriarcale, interpretazioni approssimative o distorte riguardanti le donne hanno portato a un’indebita gerarchizzazione degli esseri umani e a un fraintendimento del testo biblico, privato di gran parte della sua ricchezza. Per questo motivo, sulla base di queste ricerche, La lezione di Betania presenta alcune proposte per offrire un’immagine della nostra Chiesa più conforme al Vangelo. Possa questo libro contribuire ad abbattere le barriere del clericalismo denunciate da papa Francesco, quelle dei pregiudizi sterili e quelle della falsa sacralità.

 

Una preghiera per il futuro

Ecco quindi la mia preghiera, Santissimo Padre: che con la forza dello Spirito, il vostro pontificato sia quello di una tradizione finalmente resa «viva», capace di superare le abitudini derivanti da riflessi misogini. Che la vostra presenza sulla cattedra di Pietro risvegli la nostra istituzione, la apra alla parola delle donne, affinché ritrovino il posto che era loro proprio accanto a Gesù quando conversava con Marta, con la Samaritana, o quando mandava la Maddalena in missione. Voi sapete, Santissimo Padre, che il mandato divino dato a questa discepola riproduce così fedelmente lo scambio tra Mosè e il Signore nel Levitico che è difficile dubitare dell’apostolicità di questa donna… Non fingiamo quindi più di ignorare che, risorto, Cristo disse alla sua amica Maria: «Va’… e di’ loro…» e che, con questo atto, aprì alle donne, come agli uomini, cioè a tutti gli esseri umani che lo riconoscono, tutti i compiti utili per trasmettere la Buona Notizia a tutte le nazioni. In un mondo in preda alle peggiori tentazioni bellicose maschiliste, non priviamoci di nessuna risorsa per proclamare l’amore di Dio, certamente non di quella che costituisce metà dell’umanità, ovvero le donne.

 

 

 

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