18/11/2019
444. CHARLES TAYLOR, VINCITORE DEL PREMIO RATZINGER 2019
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Lo scorso 9 novembre 2019, nel Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza i membri della “Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger – Benedetto XVI”, per il conferimento del Premio Ratzinger 2019, giunto alla sua nona edizione. Vincitore di questa edizione del Premio è il filosofo Charles Margrave Taylor (Canada), assieme a p. Paul Béré, S.J., Professore di Antico Testamento al Pontificio Istituto Biblico di Roma e all’Institut de Théologie dei Gesuiti di Abidjan.

 


Charles Margrave Taylor è nato a Montréal, in Canada, il 5 novembre 1931. Ha compiuto gli studi accademici presso la McGill University di Montréal e poi all’Università di Oxford, conseguendovi il dottorato in filosofia. Ha insegnato ad Oxford, alla Université de Montréal e alla McGill, di cui è professore emerito. Oltre alla storia della filosofia, si è dedicato soprattutto alla filosofia politica e a quella delle scienze sociali. I suoi contributi più noti riguardano le aree del comunitarismo, del cosmopolitismo e dei rapporti fra religione e modernità, in particolare la tematica della secolarizzazione, di cui è considerato uno degli studiosi più autorevoli. Fra le sue opere si possono ricordare: Sources of the Self (1989); A Secular Age (2007); The Language Animal (2016). Ha ricevuto molti riconoscimenti e premi internazionali.

 Riportiamo di seguito l’incipit dell’intervista rilasciata dal prof. Taylor all’Osservatore Romano, in occasione dell’assegnazione del premio. Per leggere la versione integrale dell’intervista, clicca qui (http://www.osservatoreromano.va/it/news/secolarizzazione-e-cristianesimo)

 

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Charles Taylor non sembra affatto un filosofo accademico, irrigidito e impettito nei panni istituzionali. Quando lo incontriamo in un piccolo hotel a Borgo Pio, ci saluta come se ci conoscessimo da sempre e si sottopone a un confronto aperto, a tutto tondo, senza note o domande prestabilite. Il filosofo canadese, giunto a Roma per ricevere il premio Ratzinger, è uno dei pensatori più importanti e complessi nel mondo cattolico, e non solo. Insieme al direttore de «L’Osservatore Romano», Andrea Monda, e al professore Gaetano Lettieri, che insegna Storia del cristianesimo alla Sapienza di Roma, abbiamo avuto con lui un dialogo su alcuni temi cruciali della sua opera filosofica e, più in generale, del mondo contemporaneo.

 

Lettieri: Il centro della sua ricerca è il rapporto tra la secolarizzazione e la modernità. Qual è la sua concezione della secolarizzazione?

Tutto è cominciato nel dopoguerra, quando i sociologi hanno iniziato a studiare la secolarizzazione come il fenomeno dell’abbandono della religione, la chiara tendenza alla scomparsa della religione. E questo è stato fatto nella scia dei lavori di Weber, ma anche di altri studiosi. Negli anni Sessanta-Settanta i sociologi identificavano la secolarizzazione con la fine della religione. Tuttavia, negli anni Ottanta qualcosa è cambiato. Il racconto della secolarizzazione che era stato fatto fino a quel momento non reggeva più perché la religione non stava affatto scomparendo. Io da molto tempo non credevo nella sociologia ufficiale e quindi ho deciso di offrire un’altra storia. È quel che ho fatto in A Secular Age. Il nocciolo di questa nuova narrazione è che i rapporti tra religione e spiritualità sono profondamente cambiati. Dobbiamo pensare insieme religione e spiritualità. Prima, nel nostro mondo occidentale, questo rapporto veniva pensato e realizzato in società interamente cristiane, non solo nelle loro credenze comuni, ma anche nel loro modo di fare politica e cultura: era un modo di vivere la religione tutti insieme, una sorta di automatismo. Oggi questo quadro è scomparso, ma non è scomparsa la spiritualità, il desiderio di trovare qualcosa di più grande, la spinta all’eternità. Queste cose non abbandoneranno mai l’uomo. Il punto è che tale desiderio ha trovato un altro modo di esprimersi. Per questo ho distinto tre tempi della secolarizzazione. I primi due sono la scissione tra Stato e Chiesa, e la diminuzione della pratica religiosa. Il terzo tempo della secolarizzazione occidentale è invece questo nuovo modo in cui le persone si cercano e si aggregano condotte da un certo “appetito” spirituale che si realizza in molti modi. Sono cambiate le condizioni della credenza. Questo è un fenomeno del mondo occidentale cristiano. Non pretendo di parlare del mondo musulmano. È un altro grande errore delle teorie della secolarizzazione il pretendere che la secolarizzazione sia una categoria universale. Non è così. L’essere umano è costituito dalla sua cultura, dalla sua storia e dalla società in cui vive. Dunque, non è vero che l’essere umano è sempre stato uguale a sé stesso e che oggi ha perso le sue illusioni. Dobbiamo capire che oggi l’uomo è diverso e vive in modo diverso la sua spiritualità e il suo rapporto con la religione.

Lettieri: Possiamo dire che nella modernità secolarizzata siamo passati dal cristianesimo come necessità al cristianesimo come possibilità e rischio? È questo l’aspetto positivo della secolarizzazione?

Sì, possiamo senz’altro dire così. Dobbiamo cercare la profondità. Ci sono un certo numero di passi che devi percorrere e che danno senso al tuo cammino. Credo che quel che è veramente importante nell’epoca attuale sia il concetto di itinerario. Le persone seguono itinerari che sono molto diversi; anche se il cammino è quello cristiano, le persone oggi sono mosse da interessi e passioni diverse. E qui c’è qualcosa di veramente straordinario. In un certo senso, nel mondo attuale l’intera tradizione cristiana è vissuta in modo contemporaneo. Voglio dire che in questa epoca c’è un’enorme quantità di ricerca spirituale e questa ricerca si concentra su fonti di epoche molto diverse, appartenenti a tradizioni diverse. Le persone sono attratte da cose diverse nel loro itinerario. Questo aspetto era stato colto anche dalla teologia del concilio Vaticano II. Grandi teologi come De Lubac o Congar erano insoddisfatti della polemica antimodernista di Pio X perché non aveva senso. Questi teologi hanno riabilitato molta parte della nostra tradizione e quindi hanno permesso l’accesso a nuove fonti. Hanno garantito la libertà di rapporto con la tradizione. È un approccio diverso, una diversa conservazione. Per me è stato molto importante leggere questi teologi. Ho letto i teologi del concilio Vaticano II ancora prima del concilio, e sono rimasto sorpreso del fatto che alcuni libri erano pubblicati e potevano circolare. Ma leggerli mi ha aiutato moltissimo.

 

Lettieri: Avete trovato la libertà e il pluralismo nella tradizione cristiana. Questo è il vostro insegnamento.

Certo, è vero. È questo quel che credo profondamente.

 

 



 

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