25/03/2019
426. CARLOS CASTILLO MATTASOGLIO, NUOVO VESCOVO DI LIMA
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Riprendiamo qui di seguito un semplice stralcio dell’intervento dell’attuale vescovo di Lima, Carlos Castillo Mattasoglio, al momento del suo ingresso in diocesi. Il discorso di Castillo Mattasoglio, teologo già docente all’Università cattolica del Perù, con un dottorato alla Gregoriana, rappresenta il suo programma pastorale, una sorta di magna charta del ministero che svolgerà. Il testo è disponibile in versione integrale sul sito di SettimanaNews. Ricordiamo con affetto il vescovo Carlos, che è stato spesso ospite, a Brescia, sia dell’Editrice Queriniana sia dell’Istituto Piamarta durante i periodi di vacanza nel corso dei suoi studi alla Pontificia Università Gregoriana. I nostri più sinceri auguri per la missione che lo attende!




Francesco formula che le domande ci spronano, mentre le risposte ci bloccano. Per questo, come vescovo, devo mettere in atto la pastorale dell’orecchio. Per questo voglio ascoltare. Per dare dinamismo spirituale alla nostra Chiesa a Lima, vi lascio queste prime domande semplici e dirette, perché possiamo cominciare la nostra missione insieme, già da oggi, dialogando; sono le prime tre e aspetto la vostra opinione:

  • Che cosa senti nel più profondo del tuo essere che si debba migliorare nella nostra Chiesa di Lima?
  • A quali periferie dobbiamo principalmente dare ascolto?
  • Quali forme deve prendere la nostra Chiesa missionaria a Lima per essere segno di speranza?

 

Discutiamole in gruppi e comunità, congregazioni e movimenti, riuniamoci tra preti, parroci, amici e amiche. Dibattiamole, e inviatemi quanto emerso. Ma non solo i cattolici: possono aiutarci anche coloro che appartengono ad altri gruppi religiosi, se lo desiderano; e anche coloro che non credono, che a volte sentono maggiormente i problemi che non i credenti dichiarati.

Vorrei così tornare a spargere la semente del Regno che produce frutto senza che il contadino lo noti. Queste domande mirano ad una Chiesa aperta nella quale tutti abbiano un posto e tutti possiamo dare il nostro aiuto. Riprendiamo così anche quello che la nostra grande Chiesa latino-americana a Medellín promulgò cinquant’anni fa: il progetto di una chiesa «povera, missionaria e pasquale». Come ha voluto esprimere il mio motto episcopale [«Tibi dico: Surge»].

Se questo lo cominciamo oggi, forse vedremo i frutti tra molto tempo, però sapremo che il Regno è vicino, non lontano. Condividiamolo nelle nostre vite e in quelle della gente semplice. Si aprirà così «l’anno di grazia del Signore», perché il Signore ha consacrato il suo popolo per annunciare il vangelo ai poveri e ai prigionieri la libertà o, per dirlo con il maggiore poeta peruviano, Cesar Vallejo:

 

Incontrandosi parleranno i muti, gli storpi cammineranno!

Vedranno, già di ritorno, i ciechi

e, palpitando, ascolteranno i sordi!

Sapranno gli ignoranti, ignoreranno i savi!

Saranno dati i baci che non poteste dare!

Solo la morte morirà!

La formica porterà briciole di pane all’elefante incatenato alla sua brutale

delicatezza;

torneranno i bimbi abortiti a nascere perfetti, spaziali,

e lavoreranno tutti gli uomini,

genereranno tutti gli uomini,

comprenderanno tutti gli uomini!

 

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