A un anno esatto dal centenario dalla nascita di uno dei più grandi teologi del XX secolo – Joseph Ratzinger, poi papa Benedetto XVI – vogliamo ricordarlo con un intenso estratto da quello che rimane il suo libro più rappresentativo: Introduzione al cristianesimo, uscito in edizione originale nel 1968. Prontamente tradotto in italiano dalla Queriniana nel 1969, da allora fa parte del nostro catalogo, con due distinte edizioni e numerosissime ristampe. Vi lasciamo allora alle parole di Ratzinger stesso sulla fede. La fede è, certo, amore e fiducia: verso noi stessi e verso il prossimo; ma, ancora prima, il tratto essenziale della fede rinvia all’amore di Dio per le sue creature. Che non esclude, dal lato nostro, umano, il dubbio, la tenebra, la domanda ricorrente sul senso.

È giunto il momento di accennare al più profondo tratto essenziale della fede cristiana: il suo carattere personale. La fede cristiana, infatti, è qualcosa di più di un’opzione per un fondamento spirituale del mondo, la sua formula centrale non dice «Io credo qualcosa», bensì «Io credo in te». Essa è l’incontro con l’uomo-Gesù, e in tale incontro percepisce il senso del mondo come persona. Nella vita di Gesù, vita che egli ha dal Padre nell’immediatezza e nell’intensità del suo rapporto con lui nella preghiera, anzi, nella visione, egli è il testimone di Dio, è colui tramite il quale l’Intangibile si è fatto tangibile, Colui che era lontano si è fatto vicino.
Ma c’è dell’altro: egli non è soltanto il testimone, al quale crediamo, di ciò che ha contemplato, in un’esistenza che ha compiuto davvero la svolta dal falso essere soddisfatti di ciò che è superficiale alla profondità dell’intera verità; no, egli è la presenza dell’Eterno stesso in questo mondo. Nella sua vita, nel suo essere per gli altri senza alcuna riserva, si rende presente il senso del mondo, che si mostra a noi come amore: amore che ama anche me e, grazie all’ineffabile dono di un amore immune da ogni caducità, da ogni offuscamento egoistico, rende la vita degna di essere vissuta.
Il senso del mondo è il “tu”, ma ovviamente solo il “tu” che non è lui stesso un problema aperto, ma costituisce il fondamento del tutto, che non ha bisogno di alcun altro fondamento. La fede, pertanto, è trovare un “tu” che mi sostiene e che, nell’incompiutezza e nella profonda inappagabilità di ogni incontro umano, mi accorda la promessa di un amore indistruttibile, che non solo aspira all’eternità, ma ce la dona. La fede cristiana vive del fatto che non solo esiste obiettivamente un senso, ma che questo Senso mi conosce e mi ama, sicché io posso affidarmi a lui con l’atteggiamento del bambino, il quale sa che tutte le sue domande trovano sicurezza nel “tu” della madre.
Conseguentemente, fede, fiducia e amore formano in ultima analisi un tutto unico e tutti i contenuti, attorno a cui la fede ruota, sono unicamente concretizzazioni di quella svolta che sostiene tutto, dell’«io credo in te», ossia della scoperta di Dio guardando il volto dell’uomo Gesù di Nazaret.
Tutto questo non elimina peraltro la riflessione. Sei davvero tu? Questa accorata domanda l’ha già posta per noi, in un’ora cupa e foriera di tempesta, Giovanni il Battista, il profeta che aveva inviato i suoi stessi discepoli dal giovane rabbi di Nazaret, riconoscendolo come il più grande, come colui al quale egli avrebbe potuto prestare solo l’umile servizio di precursore. Sei davvero tu? Il credente sperimenterà sempre l’oscura tenebra in cui lo avvolge la contraddizione dell’incredulità, incatenandolo come in una tetra prigione da cui non è possibile evadere, e anche l’indifferenza del mondo che prosegue imperterrito come se nulla fosse successo, assumendo anzi l’aria beffarda di chi non fa che schernire la sua speranza.
Sei davvero tu? Questo interrogativo ce lo dobbiamo porre non solo per onestà nei confronti del pensiero e per senso di responsabilità verso la ragione, ma anche per ossequio all’intima legge dell’amore, che desidera conoscere sempre più e meglio colui al quale ha detto il suo “sì”, per esser in grado di amarlo più intensamente. Sei davvero tu? Tutte le riflessioni di questo libro sono, in definitiva, incentrate su questo interrogativo, continuando così a ruotare attorno alla formulazione fondamentale della nostra professione di fede: Io credo in te, Gesù di Nazaret, quale senso (lógos) del mondo e della mia vita.
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