19/10/2020
471. «IL CORANO, CHE SORPRESA!» ESCLAMO' IL TEOLOGO CATTOLICO di Klaus von Stosch
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Docente di teologia sistematica cattolica e direttore del Centro di teologia comparata e studi culturali presso l’Università di Paderborn, Klaus von Stosch nel suo articolo sull’ultimo fascicolo di Concilium illustra gli ingenti vantaggi di una collaborazione, a livello accademico, fra teologi cristiani e teologi musulmani, laddove si condividano i medesimi metodi di lavoro. Per quanto, inizialmente, da parte degli intellettuali musulmani non mancassero i sospetti verso una teologia intesa come progetto cristiano, oggi la maggior parte di loro accoglie con favore lo sviluppo della teologia sistematica islamica – sviluppo ospitato e favorito dalle università occidentali –, se non altro perché la si può intendere come una forma di pensiero che aiuta i musulmani a interfacciarsi alla pari con i teologi cristiani e nella società occidentale. Il caso di un giovane e promettente studioso, Zishan Ghaffar, lo dimostra ampiamente, come si può leggere in questo estratto dall’articolo di von Stosch.
 

In Germania il progetto berlinese Corpus Coranicum ha avviato la lettura del Corano come testo della tarda Antichità, applicando per la sua comprensione i moderni metodi filologici e di critica storicaLa ricerca è guidata da Angelika Neuwirth e può essere considerata una delle iniziative più significative da parte occidentale.

Uno degli studenti, Zishan Ghaffar, può a ragione rappresentare un esempio emblematico dei possibili sviluppi nelle relazioni islamo-cristiane all’interno del contesto accademico. Ghaffar ha compiuto studi di filosofia, di islamistica e di teologia protestante a Kiel e poi ha ottenuto il dottorato di ricerca presso uno dei nuovi centri di teologia islamica in Germania, in stretta collaborazione con Angelika Neuwirth. Rappresenta, quindi, uno dei primi frutti dei nuovi programmi tedeschi di finanziamento degli studi di teologia islamica.


Rigore metodologico, fino in fondo

Il suo dottorato di ricerca è stato pubblicato nel 2018 e porta il titolo: Il Muḥammad storico nella teologia islamica. Metodologia e criteriologia nella ricerca sulla vita di Muḥammad. La tesi sostenuta ha come ambizioso obiettivo quello di mettere a confronto gli studi e le ricerche occidentali sulla figura di Muḥammad con quelli sulla figura di Gesù e di dimostrare che le innovazioni metodologiche della cosiddetta Third Quest che hanno raccolto grandi successi con la ricerca occidentale sul Nazareno non hanno avuto applicazione piena per quanto riguarda l’indagine su Muḥammad. Così come Ghaffar dimostra in modo convincente, la causa delle tendenze puramente revisioniste proprie di alcune scuole occidentali è dovuta alla carenza di ricerca. Quindi, se alcuni revisionisti sostengono che Muḥammad probabilmente non è mai vissuto, la risposta di Ghaffar è che questi esiti sono possibili solo perché non aggiornati quanto a metodologia di ricerca. Per Ghaffar l’antidoto contro la critica occidentale e moderna dell’islam è non una ritirata da parte musulmana dai moderni metodi di ricerca, ma casomai una maggiore acribia nell’utilizzo degli stessi metodi. Ghaffar invita i musulmani a svolgere il loro lavoro in modo semplicemente più accurato rispetto ai loro colleghi occidentali, in modo da batterli con le loro stesse armi: scrupolosità, rigore nello studio e critica storica.

Questo motivo più apologetico di Ghaffar non significa che egli sia apologetico ai danni di ebraismo e cristianesimo. Da Angelika Neuwirth egli ha appreso la lezione che il Corano può essere compreso solo con lo studio delle sue relazioni intertestuali. E queste relazioni costringono i musulmani non solo a leggere la Bibbia, ma anche a imparare il siriaco e a leggere i padri della chiesa e la letteratura intertestamentaria rabbinica. Quindi la ricerca di Ghaffar dipende fortemente da una stretta cooperazione con teologi cristiani ed ebrei. Quando uno dei miei dottorandi gli ha chiesto se pensa sia possibile una teologia comparata musulmana, Ghaffar ha semplicemente risposto che è l’unico modo per fare teologia islamica: se lo studio non è comparato, non si può comprendere il Corano. Allo stesso tempo, Ghaffar è abbastanza sicuro di sé da sfidare con i risultati dei suoi studi non solo la ricerca occidentale, ma anche la teologia cristiana.



Il Corano come agenda anti-politica

Ancora più emozionante della sua tesi è il secondo libro di Ghaffar che è stato da poco pubblicato, con il titolo Il Corano nel suo contesto storico e religioso. Motivi escatologici e apocalittici nelle sure del medio periodo meccano. Questo libro mette in risalto la maturità di Ghaffar come studioso che legge il Corano insieme agli intertesti del cristianesimo e dell’ebraismo alla luce della storia tardo-antica. Come taluni studiosi occidentali, per esempio Sidney Shoemaker, Ghaffar è cosciente dei temi apocalittici e messianici presenti nel Corano e, nel suo meticoloso studio filologico, riesce ad identificare gli interlocutori, cristiani ed ebrei, del Corano stesso e mostra come il testo critichi qualsiasi tipo di discorso apocalittico in quanto utilizzato dalla teologia dell’impero bizantino del suo tempo. Questo mostra come il Corano sia un testo anti-apocalittico, anti-messianico e anti-imperiale che cerca di liberare la teologia dalle esigenze politiche. Naturalmente, questo tipo di analisi non può essere riproposto tout-court per quanto riguarda il periodo di Medina, ma è già un fatto eccezionale mostrare una tale tendenza del Corano per il periodo della Mecca: siamo letteralmente di fronte ad una ricerca rivoluzionaria sul Corano.

Soprattutto oggi, quando in Occidente alcuni politici cercano di promuovere di nuovo messaggi apocalittici cristiani, può essere istruttivo, e non solo per i musulmani, sapere come il Corano reagisca a questo tipo di agenda politica con potenti argomentazioni teologiche – totalmente pacifiche e senza alcuna traccia di violenza. Se questo tipo di analisi troverà sempre più larga eco tra i nostri colleghi musulmani, sarà un segno di grande speranza a fronte di quei moderni profeti di sventura che annunciano lo scontro delle civiltà e il declino dell’Occidente cristiano.




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